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Ti avevamo perduto, come un fulmine a ciel sereno, prima a Barcellona poi ad Assen.
Si! Perduto.
Perché alle soglie della premiazione di queste gare che disertasti eri già partito per l’esilio.
Poco ti era servito finire la gara a Laguna Seca aiutato dai medici della Clinica Mobile, perché un mare gelato si era formato dentro di te, gelo divenuto impenetrabile con il freddo e la pioggia di Donington.
Allora te ne sei andato, sei fuggito, perché l’esilio era la tua unica speranza di salvezza.
Salvezza da che cosa? Da malattie che non avevi mai avuto? Da misteriosi morbi che non hanno mai abitato il tuo corpo? No! Niente di tutto questo. Le cause del tuo malessere sono state spiegate in mille modi diversi, ma nessuno ha compreso umanamente il tuo sconvolgimento interiore. Disagio che ti aveva privato delle certezze che fino a quel momento della tua vita ti avevano sorretto.
È come se un elemento sconosciuto fosse entrato nella tua vita per sospingerla in una realtà diversa che non rispondeva più alle tue fantasie e ai tuoi desideri. Il dubbio che la realtà del mondo del motociclismo non fosse più la tua e che la tua vita sportiva fosse diventata troppo angusta, soffocante e inadeguata ti ha fatto perdere la tua preziosa autenticità. Di fronte a questa minaccia hai avuto la sensazione che il tuo corpo ti abbandonasse, hai cercato di negarlo in quanto, pur innocente, lo consideravi il contenitore colpevole delle tue angosce e del dolore di sentirti diverso di come ti eri fino a quel momento creduto.
Da qui nacque l’ineluttabilità del tuo viaggio in Australia, dove un giorno nascesti trovando quel nutrimento affettivo che aveva plasmato e forgiato il tuo essere che la realtà maligna della vita ha poi cercato di devastare e indebolire.
Lasciarsi dietro le vie conosciute per imboccare la strada dell’esilio ha avuto in sè una tragica bellezza.
Infatti, per affrontare l’avversa realtà della vita, te ne sei andato per avere la possibilità di conquistare la più completa coscienza di questa sconcertante scoperta e così hai fatto la scelta giusta: fuggire nella solitudine, per scrutare la tua anima e con un nostalgico sguardo dispiegare da questo luogo portentoso “il meraviglioso” che si trova dentro ad ogni creatura umana, senza più attribuire al fato e alla cattiveria del mondo la responsabilità del tuo stato.
Il tuo è stato il destino di chi cerca la propria autenticità nella solitudine.
La fuga ti ha allontanato dalla rossa Ducati, dai tuoi tifosi, da tutti quelli che ti amavano e che ti amano ancora tuttora, ma quest’esilio ti ha riconciliato con te stesso, con le tue vertiginose, inquietanti profondità e nello stesso tempo sei diventato tramonto e splendida aurora dei tuoi orizzonti. La nuova alba ti ha dato la forza per trasformarti, per prendere in mano nuovamente la responsabilità della tua vita.
Il non avere chiuso gli occhi di fronte al dramma che ti aveva soffocato e cancellato l’immagine di eroe fino a quel momento costruita ti ha donato la coscienza vera di te stesso e ti sei avviato più in la di tutte le terapie che i luminari della medicina ti avevano prospettato per raggiungere quella parte sconosciuta di te stesso da cui nascevano tutti i tuoi disagi. Hai compromesso la tua esistenza, ti sei sporcato le mani come non mai, ma al contempo, hai reso immacolata e candida la tua anima, dimostrando con quanto coraggio hai saputo vincere la tua tenebra per conquistare la luce e una forza che prima di questo inquietante avvenimento non sapevi di possedere.
Il viaggio che hai fatto non è stato ritornare geograficamente in Australia ma lo hai fatto in tutt’altra direzione: sei sceso in te stesso mettendoti a confronto con quelle parti che ti erano sconosciute e che probabilmente non ti piacevano. Una discesa agli inferi che ti ha trasformato. Ora per te correre non è la ricerca del premio, non è la ricerca della vittoria ma ritornare al meraviglioso che hai trovato dentro te stesso attraverso il coraggio della fuga, dell’esilio e della solitudine. Bentornato Casey.
Claudio Costa Clinica Mobile
[foto: Milagro/Studiozac]
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