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Valentino Rossi, dopo la conquista della nona meraviglia, il campionato del mondo della classe regina dell’anno 2009, è stato osannato, cantato ed esaltato da molti, da tanti e da moltissimi.
Numerosi giornalisti lo hanno descritto in mille modi, altri lo hanno definito con i numeri delle statistiche e dei record conquistati.
“GALLINA VECCHIA FA BUON BRODO” è il simbolo di un proverbio che racconta della saggezza che nasce dallo scorrere del tempo degli uomini ed è la coreografia di un teatro pieno di colori, dove il Campione recita la storia meravigliosa della sua incredibile carriera.
Al di là della simpatica vecchia gallina che come nelle favole depone, nel nido della vita, uova dorate e nella tavola imbandita della domenica offre, con un bel pezzo di manzo, ai commensali un buon brodo, vorrei suggerire una mia modesta riflessione. I numeri ormai non contano più. Il loro significato di dare contorni più precisi e definiti della realtà svanisce. Valentino è già al di là dei numeri è oltre alla geometria, è indefinibile, incontenibile e ineffabile. Nemmeno Pitagora che nell’antichità visualizzò nei numeri un regno che li trascendeva potrebbe definire il pianeta di questo incredibile Campione. Valentino è già oltre questo regno ed è al di là della filosofia del grande matematico e filosofo greco.
Valentino Rossi è oltre la storia, non fa nemmeno più parte di essa. È la storia che si perde negli infiniti orizzonti spalancati da questo prodigioso portento: genio dell’infanzia, mito della giovinezza e saggezza della maturità. Ma anche la saggezza di Valentino è speciale, unica.
Quando a Indianapolis, ben saldo capo lista della classifica del Mondiale, cadde nella polvere e compromise la conquista del titolo il suo cuore approdò incredibilmente a una nuova sconosciuta sapienza: sollevare l’errore alla dignità di ciò che gli poteva regalare una rinnovata grandiosa energia.
Accettando e incarnando “l’errore” dentro il suo animo esaltò la sua innocenza e il ciuco, raffigurato nel casco, che rideva e le enormi orecchie pelose del somaro che indossò per salire il gradino più alto del podio, alla fine del Gran Premio di Misano, testimoniarono a tutti che solo ammettendo umanamente gli sbagli questi smettono come per miracolo di perseguitarti e si trasformano in un insperato alleato, portatore di una forza inaspettata e luminosa.
Valentino nei giorni dopo la gara americana, prese contatto con la sua indegnità, la “corruzione” di quella luce che lo voleva sempre vincente e con grande coraggio guardò in faccia la nuova realtà, il vantaggio sperperato, il suo limite e con l’audacia di questa rinnovata e accresciuta coscienza scorse la sua grandezza e la saggezza che narra che dal fango si può risorgere.
Valentino ha inaugurato così una nuova sapienza: dimostrare che la cura e l’amore verso i propri sbagli non è una vergogna, ma significa nutrire la fanciullezza della mente e infine mostrare che l’ironia e l’illusione del gioco sono capaci di cambiare magicamente la realtà.
Valentino è il fanciullo eterno nel cui cuore i diavoli si trasformano in angeli e queste figure celesti lo aiutano a disporre per sé tutto ciò che lo circonda fosse anche il mondo intero nella sua strabiliante ricchezza.
La misura e il sacrificio della gara in Portogallo, tallonare per tutta la corsa Casey Stoner in Australia senza tentare un solo sorpasso, conquistare il titolo di campione del Mondo, nella pioggia della Malesia, battendo nettamente il suo rivale Jorge Lorenzo, salendo sul podio, dopo avere segnato il giro più veloce, sono le testimonianze più vere che dimostrano che Valentino riesce, con semplicità, a entrare e uscire dalla realtà, giocando. Questa è la sua nuova sapienza: la follia della saggezza.
Questa riflessione mi emoziona, quasi mi commuove e mi porta a scrivere quello che avrei voluto aggiungere all’intervista che il campione dei campioni mi rilasciò come simpatica prefazione del libro che ho recentemente scritto Gran Prix College e pubblicato all’inizio del Campionato 2009.
…“La passione è il fuoco che acceca, è la bestia feroce e insaziabile che noncurante della posta in gioco con la sua forza incontenibile incenerisce qualunque nemico. La sua audacia è talmente grande che di solito la fortuna la premia.
L'azione guidata da lei si carica della stessa intensità sia per combattere un drago che per liberarsi di un granello di polvere.
Con il ripetersi dell'esperienza, seppur vittoriosa, inevitabilmente però una voce comincia a domandarle se conosce il motivo della benevolenza degli dei. La passione può fingere di non sentirla, ma da quel giorno niente sarà più uguale e se comincerà a voler dominare le circostanze il dubbio la farà affievolire.
Allora, per ridurre lo spettro del caso e sostituire la fortuna con la propria fortuna, la passione si allea alla misura è dà vita alla saggezza. Per mettere alla prova questo sentimento appena sbocciato nel cuore di Valentino gli Dei gli mandarono, dopo la caduta di Indianapolis, la tenebra del Portogallo, il dubbio dell’Australia e la forza di vedere l’azzurro e l’arcobaleno tra le gocce di pioggia della Malesia.
La saggezza semina un pensiero tra la passione e l'azione, lancia una sfida a viso aperto contro il destino, imbriglia la forza della passione che vorrebbe esplodere e sopporta il peso spinoso dell'attesa.
Nata come nemica della fortuna, la saggezza in Valentino si allontana dalla ragione per portare con sé anche il proprio contrario, tanto che la fortuna stessa lo premia, ma come tutte le cose del cuore, è talmente ambivalente che quando cerchi di spiegarla suona sempre simile alla follia.”
[foto: Milagro/Studiozac]
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