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MONDIALE ENDURANCE: VELOCITÀ, AFFIDABILITÀ E TATTICA TORNANO PROTAGONISTE |
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Divulgativo Per tutti |
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Domenica 6 ottobre 2002, circuito di Vallelunga.
Ma forse sarebbe meglio partire da lontano: 3 ottobre 2002, stabilimento Ducati.
Sergio Perughi, responsabile del "parco stampa" (le moto che vengono date in prova ai
giornalisti di tutto il mondo), mi avvisa che la domenica successiva a Vallelunga si sarebbero tenute le gare
conclusive della DucatiCup e del Mondiale Endurance, dove Dario Marchetti avrebbe corso con una Ducati 998R.
Due ore dopo, Bruno Mastroianni dell'Ufficio Stampa Ducati mi aveva già procurato una moto e un pass per la
pit-line!
Alle 7:30 del mattino di domenica 6 ottobre sono già in strada e, nonostante la temperatura non proprio
estiva e un centinaio di km di nebbia, la mia 748s divora velocemente la strada che mi separa da Vallelunga.
Appena passato il cancello del circuito, ho subito respirato aria di corse: le sgasate dei motori, il rumore
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delle pistole pneumatiche, i carrelli carichi di gomme, i van delle squadre...
La televisione offre certamente una visione completa delle gare, per
giunta stando seduti comodamente sul divano di casa. Ma seguire le corse al circuito, credetemi, è davvero
un'altra cosa. Per chi poi è appassionato di tecnica, un pass per la pit-line rappresenta un'occasione
imperdibile perché si ha la possibilità di accedere ai box, osservare le moto, parlare con i meccanici.
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La gara conclusiva del Campionato Mondiale Endurance
rappresenta senza dubbio l'evento più importante della giornata, con ben 60 equipaggi al via.
La categoria, dopo qualche hanno di pausa, sta tornando ai fasti di un tempo, con un crescente interesse da
parte di media e Case motociclistiche.
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Queste, nonostante non siano al momento presenti in forma
ufficiale, stanno comunque aumentando il loro impegno nella categoria, che considerano una vetrina per
mostrare la velocità ed affidabilità dei loro mezzi.
Fino ad ora, il campionato Endurance è stato terreno di caccia per i quattro cilindri giapponesi.
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Dario
Marchetti, che in sella ad una Ducati 996R ha già vinto la
200 Miglia Endurance Open Cup 2001 (in pratica un campionato italiano di categoria), è però convintissimo che anche
Ducati e i suoi bicilindrici possano diventare protagonisti. In effetti, con il sostegno fornito dal Team Piazza e alcuni pezzi "concessi" direttamente da Ducati
Corse, Dario quest'anno ha partecipato a 5 delle 7 gare del Mondiale con una 998R preparata dal Press Team Ducati (motocicletta che
analizzeremo nel dettaglio in un
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prossimo articolo di Tecnica Ducati), ottenendo risultati più che incoraggianti,
soprattutto in vista di una nuova partecipazione il prossimo anno, con una struttura e con mezzi più adeguati
ad una concorrenza di livello mondiale.
Come lo stesso Dario mi ha confermato, la formula con cui si svolgono le
gare Endurance avvantaggia non la moto in assoluto più potente e veloce sul giro singolo ma quella con la messa a
punto migliore, con le prestazioni più equilibrate e, ovviamente, più affidabile!
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Questo fatto è dovuto essenzialmente alla durata delle gare.
Innanzitutto, un motore molto potente può dare
maggiori problemi di affidabilità e, ovviamente, una moto che si rompe non vincerà mai una competizione!
La potenza esasperata porta poi con sé una serie di altri svantaggi che, se possono essere trascurati in gare
di breve durata, rappresentano invece fattori potenzialmente determinanti in una gara Endurance:
Le gomme risentono della potenza a disposizione sia dal punto di vista della costanza di prestazioni
che della durata. Inoltre, un motore molto potente in generale avrà anche una erogazione meno docile e
questo è un ulteriore fattore di stress per la gomma posteriore.
Maggiore potenza significa maggiori consumi e di conseguenza un maggior numero di pit-stop per
il rifornimento, vanificando ai box il vantaggio faticosamente guadagnato in pista.
Un motore potente e scorbutico è fonte di stress anche per il pilota. Questo fattore non è
fondamentale in gare che durano 20-25 giri, ma quando un turno di guida dura 40-50 giri, il pilota deve,
per quanto possibile, essere lucido e reattivo fino alla fine, in modo da fornire una prestazione che
"mediamente" risulti superiore.
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Sotto tutti questi aspetti la 998R si comporta egregiamente.
L'erogazione del motore, notoriamente uno dei punti di forza di casa Ducati, aiuta il pilota sia a risparmiare
le gomme che a conservare più a lungo le proprie energie.
L'efficienza termodinamica del motore e la presenza della
distribuzione Desmodromica danno un contributo fondamentale alla riduzione dei consumi anche quando si va
alla ricerca della potenza, permettendo così di gestire con maggiore libertà la "tattica" del pit-stop.
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Inoltre, a detta dello stesso Marchetti, la bicilindrica Ducati è una moto "facile" (per quanto
possa esserlo una moto da competizione...), e quindi efficace anche nelle mani di un pilota già provato
da un lungo turno di guida.
Nelle gare Endurance, anche la costituzione del Team piloti e meccanici riveste un ruolo molto importante.
I primi devono ovviamente essere veloci, ma è anche molto importante che corrano "usando la testa",
pensando cioè che stressare troppo la moto e le gomme può dare buoni risultati nei tempi sul giro, ma
probabilmente non porterà ad un buon risultato finale.
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I piloti devono inoltre essere "affiatati" dal punto
di vista della messa a punto della moto. Un set-up di compromesso per piloti molto diversi probabilmente
risulterebbe penalizzante per tutti. Non solo: se uno dei piloti della squadra tende ad essere più veloce, è
bene decidere attentamente in quale frazione farlo correre. All'inizio potrebbe farsi largo nella "bagarre"
dei primi giri sfruttando maggiormente, però, motore e gomme e quindi lasciando una moto meno performante ai
piloti dei turni successivi.
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Un pilota veloce nell'ultimo turno di guida può avere lo spazio per guadagnare
posizioni, ma i piloti che lo hanno preceduto dovranno lasciargli una moto sufficientemente "fresca".
Scelta l'accoppiata di piloti migliore, una buona squadra di meccanici ha, nell'Endurance, altrettanta
importanza. Essi hanno sia il compito classico di seguire la messa a punto e la manutenzione della moto che
quello di eseguire il pit-stop in gara, fase nella quale un piccolo errore può costare molto caro. Molto
interessante è il tipo di attrezzatura utilizzata per il pit-stop veloce, che va ad integrarsi con apposite
modifiche effettuate sulla moto. Per questo, analizzeremo questa attrezzatura in dettaglio assieme alla moto
in un prossimo articolo.
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A questo punto è chiaro come i fattori determinanti nelle gare
di tipo Endurance siano davvero tanti. Avendo assistito direttamente all'evento di Vallelunga, posso dire che
queste gare non sono certo popolate di piloti che "guidano al risparmio", con l'unico scopo di
portare al traguardo la propria moto. Non sono, infatti, mancate battaglie, incidenti, sorpassi più o meno
corretti (nella foto a lato, i segni lasciati sulla tuta di Marc Garcia dalla ruota di un avversario durante
una "staccata al limite"!). L'ingresso della safety car, permesso dal regolamento in caso di
necessità, rappresenta un ulteriore imprevisto in grado di mescolare le carte in gare apparentemente già
decise.
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Insomma, gli ingredienti per lo spettacolo ci sono tutti, sia
per chi segue le gare da casa in TV, sia per chi invece va direttamente sul circuito. Un ambiente ancora non
esasperato come quello di altre gare mondiali permette, anche a chi non possiede pass speciali, un contatto
più diretto con i piloti e le moto, grazie a occasioni come il "pit-walk", in cui chiunque può
aggirasi per i box e saziare la propria fame di tecnica.
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Il mio programma di viaggio prevedeva che ripartissi per
Bologna in anticipo rispetto alla fine delle gare di giornata, soprattutto per evitare di viaggiare con il
buio ed il freddo. Beh, una volta sul circuito non ho davvero potuto fare a meno di seguire tutte le gare e
sono quindi partito quando era già scesa sera.
La casa dei miei genitori, però, è di strada. Ho deciso, quindi, di fare tappa qui, anche perché la mamma,
che per noi italiani è sempre la mamma, mi ha aveva già promesso un buon brodino caldo e il letto già
preparato...
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| Niko Baldini |
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