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Bologna-Mosca-Vladivostok

Ci sono i viaggi, i raid, le spedizioni.
E poi ci sono le corse, che stanno da tutt'altra parte della passione motociclistica, integrandosi nell'immaginario come un modo estremo, e non sempre realizzabile da chiunque, di andare in moto.

E' difficile pensare ad un'esperienza globale, sintetizzabile in un solo frangente, ma non impossibile realizzarla, se solo si riesce a riunire la vocazione di una moto e quella di un pilota in un viaggio fuori dall'ordinario, con una propensione decisa verso lo straordinario.

I miti di Ducati e di Edi Orioli si sono sviluppati su linee parallele attorno alle rispettive imprese sportive, colmate delle affermazioni della Marca e del Pilota che hanno riempito le pagine dei giornali, gli albi d'oro e la fantasia degli appassionati.
Sulle piste di asfalto bruciate dalla velocità dell'Una e sulle polverose piste di terra dell'Altro, bruciate dal sole africano più implacabile.
Un giorno il motore che non aveva rivali sulle piste della superbike è entrato nel telaio di una moto da corsa per il deserto, e le due linee che correvano fino ad allora parallele si sono incontrate, producendo due indimenticabili vittorie alla Parigi Dakar, la prova più massacrante del motociclismo agonistico.

Ad ottenerle, nel 1990 e nel 1994, fu Edi Orioli, il più forte di tutti, chiamato ad un'impresa mai riuscita prima di allora.

Nel 2002 Ducati ed Edi Orioli si incontrano di nuovo nella Bologna-Mosca-Vladivostok, un'impresa che porta in se il germe del viaggio in moto e dell'avventura in una sintesi originale.
La moto scelta è la Ducati ST4s, la SportTourer di Casa Ducati, che impiega la versione stradale più spinta del bicilindrico a "V" di 90° più famoso al mondo. Il percorso si snoda lungo la direttrice immaginaria della ferrovia più lunga del mondo, aggiungendo il gemellaggio con le radici bolognesi di Ducati alla comune mèta sulle rive del Mar del Giappone: quella città, Vladivostok, che insieme ad altre lungo il viaggio, deve il proprio definitivo sviluppo proprio a quella ferrovia.

14.000 chilometri, in tre settimane.

Un programma impegnativo che non può prescindere dalla perfetta efficienza della Moto e del Pilota per essere portato a compimento con successo.
Ci saranno da attraversare non soltanto un intero continente, il più esteso del pianeta, ma anche culture e tradizioni differenti e a volte contrapposte, mescolando il gusto di un'esperienza motociclistica con quello dal sapore più personale dell'uomo in viaggio, incontro a popoli, lingue, costumi e ritmi di vita diversi.

L'obiettivo della Bologna-Mosca-Vladivostok è il compimento di un viaggio difficile per struttura, organizzazione, chilometraggio, tempi e condizioni climatiche e di percorso sempre impegnative.
La missione è quella di mettere a disposizione di ogni appassionato che sogna o che intende spingersi più lontano, un rapporto di viaggio nel quale siano contenute tutte le indicazioni necessarie per la sua realizzazione.
Dalla preparazione alla manutenzione della moto, dal modo di affrontare l'incognita di un terreno difficile alle soluzioni per risolvere una miriade di problemi logistici o burocratici, passando per tutta quella serie di piccole e grandi esperienze che rendono possibile la realizzazione di un episodio indimenticabile della vita di quel viaggiatore che è in ognuno di noi.

L'insieme di queste conoscenze saranno parte integrante del libro di viaggio della Bologna-Mosca-Vladivostok, con le immagini e le sensazioni che si produrranno nella Piazza Rossa, in mezzo alla tundra sconfinata della Siberia, sulle distese inquietanti e bellissime della taiga, sugli Urali al valico tra due continenti o sulle rive del lago Bajkal.

In moto, liberi di scegliere una rotta nell'immensità dell'Asia o lungo il tracciato della ferrovia voluta dagli Zar per unire gli estremi di un impero sconfinato. Bivaccando nella steppa ed incrociando i convogli che hanno trasportato un popolo nella corsa della sua storia e che sono stati conservati per riproporne le suggestioni ai viaggiatori.

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