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LA MIA STORIA DUCATI - Francesca Gualtieri - PRIMA PARTE
I Ducatisti si riconoscono da molto lontano. I loro occhi brillano quando parlano della propria moto, quando raccontano le loro esperienze motociclistiche in sella al proprio bicilindrico dal suono unico. Nel loro sguardo si riesce a leggere quanto diventi importante non tradire la propria fede per una due ruote che strilla e che porta gli occhi a mandorla. E dopo aver ascoltato ed ammirato tutti coloro che amano le rosse bolognesi, non ho potuto fare a meno di vivere pure io una storia Ducati. Fin da piccola non temevo le moto e la velocità. Con mio padre ogni ora era quella buona per salire sulla Vespa, per raggiungere appena i 90 all'ora, e per credere che di lì a poco avrei preso il volo! All'età da motorino desideravo lo scooter, ma un "Ciao" era già parcheggiato nel mio garage, e di soldi da investire su un altro cinquantino non ce n'erano. Quando avevo 18 anni ho visto dietro casa una moto gialla, bellissima, con motore in bella vista. Era il nuovo acquisto di mio fratello, il primo passo verso la mia storia Ducati. Sì, quella bestia era una Monster 600 e aveva all'attivo tre anni, ma per noi era come nuova. Non riuscii a resistere alla tentazione di salirci subito sopra, di provare quella sensazione di avere finalmente fra le mani una moto vera. Con mio padre tornai ai vecchi tempi, fatti di domeniche passate in sella, a girare per le campagne nei dintorni. Poi mi accorsi di quanto fosse monotono continuare a fare la parte del passeggero, di come iniziassero a fremermi le mani al pensiero di poter guidare due ruote, di quanto grande fosse la voglia di impugnare l'acceleratore e domare quella Ducati. Comincia la battaglia in famiglia: io contro tutti. Io contro i miei genitori che non vogliono affatto che prenda il patentino. Io contro mio fratello che non vuole assolutamente che usi la sua moto. Sapevo perfettamente che il loro atteggiamento era dettato dai loro sentimenti nei miei confronti, dal fatto che non sarebbero mai stati tranquilli sapendomi in giro da sola su una moto. Sapevo che mi contrastavano solo perché mi volevano troppo bene e perché si preoccupavano di me. Ma non potevo reprimere quella mia immensa aspirazione, quella mia voglia di sconvolgere le regole di un piccolo paese di provincia e di dar sfogo al mio desiderio di indipendenza. Così a 21 anni impongo seriamente le mie decisioni. Con mio padre, che forse era quello che più capiva la mia passione, inizio a prendere confidenza con la moto durante il periodo di foglio rosa. Era più facile di quanto credessi. Tutta la teoria che avevo studiato l'avevo messa in pratica facilmente, ed il coordinare le mani con i piedi era divenuto subito un gesto automatico. Superato l'esame del patentino inizio una lunga opera di convincimento verso la mia famiglia, e soprattutto verso mio fratello che continua ad essere contrario al fatto di prestarmi la moto anche per un banalissimo giro a pochi chilometri da casa. Ho passato tutto l'inverno scorso a far loro capire quanto io tenga alla moto, quanto sia divenuta parte integrante di me. E quel tempo a qualcosa fortunatamente è valso. A febbraio sono riuscita addirittura a trascinare i miei genitori in un negozio di abbigliamento motociclistico, dal quale non sono uscita a mani vuote! Casco, guanti e giacca in pelle erano tutto ciò che mi serviva. E con un'infinita pazienza ho convinto la mia famiglia a concedermi la libertà di uscire in moto ogni qualvolta ne avessi avuto voglia, ogni volta che il tempo lo permettesse. Più passavano i giorni, più scoprivo il mondo Ducati, e l'orgoglio di essere una Ducatista cresceva grande in me... Francesca Gualtieri
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