C’è una credenza fra i motociclisti: “è meglio essere fortunati che bravi”. Con questo in mente ho preso un aereo diretto in Italia con la certezza che quest’estate, per il quinto anno consecutivo, sarei stata la donna più fortunata d’Italia.
Ancora una volta sono arrivata a Bologna, patria della Ducati e sede del Motogiro d’Italia, che si svolge su strade, città e regioni diverse anno dopo anno, garantendo ai partecipanti cinque giorni di caldo sole “italiano”, ospitalità e lezioni di storia del motociclismo. Il Motogiro permette ai partecipanti di sentirsi parte della storia, e nel mio caso questa sensazione è molto forte. Quest’anno, come nelle edizioni precedenti, gareggiavo con una Ducati di piccola clindrata, preparata da Rino Caracchi di NCR. Rino si riferisce a queste moto dandogli nomi di donna (un tempo usava così), le mie ad esempio si chiamano tutte Vicki. Quest’anno ho guidato la Vicki IV.
Rino e Giorgio Nepoti sono stati per molti anni il vero team satellite dell’azienda (e a tutt’oggi il team NCR è diretto dal figlio di Rino, Stefano), e il fatto che ogni estate io possa lavorare con queste persone meravigliose mi sembra un miracolo... ma quale posto miglirore per un miracolo se non l’Italia?
Le regole della gara sono semplici. Ci sono tre categorie: Rievocazione Storica (moto di cilindrata superiore a 175cc, prodotte prima del 1957), Memorial Taglioni (bicilindrici di cilindrata superiore ai 250cc prodotte fra il 1968 e il 1978) e Classe Turistica, dove i piloti possono guidare qualunque moto godendosi percorsi e paesaggi, ma senza puntare al premio finale.
Il primo Motogiro d’Italia si tenne nel 1914 e subito divenne la principale competizione di Gran Fondo italiana. Si corse ogni anno fino al 1957, anno in cui il Governo italiano decise di vietare le gare su strada per salvaguardare la sicurezza degli spettatori. Nel 2001 l’evento è stato riportato all’antico splendore grazie all’appoggio di Ducati, che ha riportato il Motogiro sulle strade italiane.
Alla partenza come pilota della classe riveocazione Storica ero pronta a godere appieno quest’esperienza: le moto, il profumo dei fiori, il suono delle campane e gli splendidi colori della campagna Toscana. Non è facile andare su e giù per l’Italia su un percorso di 1.200 Km per oltre cinque giorni con una 12 cavalli, ma ho voluto tentare comunque, e ne è valsa davvero la pena. Non avrei voluto guidare nessun’altra moto. Amo la mia moto, il doverla spingere alla partenze, le piccole riparazioni giornaliere.
Richiede grande concentrazione guidare queste moto senza incappare nelle “abitudini” della guida moderna. Per esempio bisogna ricordarsi che il cambio di queste moto si trova a destra e non a sinistra, che i freni da utilizzare maggiormente sono quelli posteriori, e che non è sufficiente accelerare per tirarsi fuori dai problemi. Eppure, dopo cinque anni e più di 5.000Km di percorsi italiani, posso onestamente affermare di preferire di gran lunga queste moto a quelle moderne. Le mie misure (160 cm di altezza e 54 Kg) sembrano fatte apposta per queste moto del passato, il che è sicuramente un piccolo vantaggio rispetto ai miei colleghi uomini. Non essendo cresciuta guidando queste moto (la mia prima esperienza “vintage” l’ho avuta solo 5 anni fa al primo Motogiro), proprio come loro, cerco almeno di approfittare dei vantaggi “fisici”.
L’edizione di quest’anno è iniziata in una piccola cittadina romagnola, Cattolica, vicina al circuito di Misano. La piccola piazza del paese da dove ha preso il via il giro pullula di moto d’epoca, piloti e meccanici, la gran parte di loro sono veterani di questo genere d’evento. Le moto più rare e particolari vengono ammirate dai partecipanti, mentre i cambiamenti rispetto alle precedenti edizioni sono argomento di discussione…le stesse scene che si vedono tutti gli anni. La gente del posto in bicicletta, i cani che cercano di passare fra la folla, vip italiani e non vengono immortalati tutti insieme da videocamere e macchine fotografiche.
In mezzo all folla un folto gruppo di piloti che hanno fatto la storia del motociclismo: ex campioni del GP e nomi leggendari, in un paese, l’Italia, che ha sempre amato i motori. A questo si aggiungano un gruppo di bellissime Ducati arrivate direttamente dalla fabbrica, guidate da membri dello staff che ha organizzato l’evento, da parte del management Ducati, da alcuni meccanici e da un gruppo di stranieri che non aspettava altro che salire su una Multistrada o su un Monster che hanno noleggiato per l’occasione.
Il percorso delle prime due giornate si è snodato per i dintorni di Cattolica, risalendo le colline e le valli toscane prima di dirigersi verso sud arrivando a Perugia. Il Motogiro è certamente una delle più belle competizioni d’Italia, fatta eccezione per la ripidità di alcuni percorsi, molto pesanti per i piccoli motori delle moto e per i freni. Il primo incidente è avvenuto durante le prove. Uno dei partecipanti non ha ben calcolato le capacità di frenata della sua moto mentre stava passando su un tombino coperto ed è caduto. Ha trascorso i cinque giorni successivi curando la sua clavicola rotta e organizzando il suo ritorno al Motogiro dell’anno prossimo. È difficile descrivere quanto possa essere divertente questa competizione, in un certo senso ti entra nel sangue. In tarda mattinata il secondo incidente, meno grave per fortuna, ha coinvolto un amico su una Mondial GP, che ha avuto problemi alle gomme. I nostri sguardi si sono incrociati mentre lo superavo, e con un cenno della testa mi ha fatto capire che stava bene. È un habitué di questa competizione e non manca mai ad un’edizione. L’ho rivisto in piazza quella sera, e mi ha raccontato cosa gli era successo. Poi abbiamo detto contemporaneamente “andrà meglio domani”, cosa che ci ha fatto ridere. Sapevamo entrambi che al Motogiro il tempo è troppo prezioso per essere perso.
Vicki Smith
Leggi la seconda parte dell'articolo