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UNA NUOVA SFIDA PER RACHEL E IL SUO NUOVO MONSTER S2R - Rachel Dwyer
Di seguito il diario di viaggio di Rachel Dwyer, che con questa esperienza al limite (48 stati americani in 10 giorni) ha messo di nuovo a dura prova la resistenza delle moto Ducati. Questa volta è toccato al Monster S2R.

48 stati in 8 giorni 12 ore e 50 minuti = innnumerevoli pasti a base di barrette energetiche, carne liofilizzata, frutta secca, più di 80 soste benzina, vivere in un casco per più di 15 ore al giorno, e vesciche in punti dove non avresti mai immaginato di poterle avere – tutto per l’amore per la strada in sella a una Ducati.

Ho lavorato sull’itinerario per mesi, perchè la scelta delle strade e del periodo dell’anno migliore spetta al pilota; l’unico requisito indispensabile per superare la prova è quello di attraversare 48 stati in 10 giorni, come da regolamento dell’Iron Butt Association (l’associazione che propone questa ed altre sfide estreme per motociclisti, n.d.r.)

Il 14 maggio 2005 il mio fidanzato carica il mio Monster S2R nuovo di zecca sul camion, e insieme raggiungiamo il Montana. Questo è un vero e proprio test ride sull’ultimo arrivato nella famiglia Monster! Il mio fidanzato scarica me e il Monster a Haugan, e dopo un abbraccio e un veloce “stai attenta” è tutto nelle mie mani.

Comincio l’avventura domenica 15 maggio 2005 alle 2.48 del mattino. Il mio primo obiettivo è guidare verso Washington, prendendo la mia prima certificazione di passaggio a Lind. Il clima è mite ma pioviggina un po’. Solo arrivata in Utah avrei incontrato il sole e una temperatura un po’ più alta. Stamane per strada non c’era davvero nessuno, solo io e qualche camionista, ed è stato così per la maggior parte del viaggio. In questa mattina scura e un po’ fredda raggiungo il mio Zen. Non ho problemi fino al Lookout Pass dove la nebbia è fitta e devo rallentare fino ad innestare la seconda. Il Monster si comporta perfettamente in questa situazione insidiosa. Ero sicura si trattasse solo di una nuvola bassa che si sarebbe presto alzata, ed infatti subito dopo la nebbia sparisce e riprendo a volare.

Mentre viaggio attraverso Washington verso l’Oregon mi viene in mente quanto amo queste strade. L’unica cosa che temo è far benzina, perchè in Oregon c’è una legge che ti vieta di far benzina self service ed essere serviti vuol dire perder tempo, e poi io non voglio che un altro, sia pure un benzinaio, tocchi la mia nuova Ducati. Ma mi serve una ricevuta di passaggio in Oregon e devo fermarmi per forza. In Idaho vedo la neve sulle montagne circostanti, e mi innervosisco un po’ al pensiero di guidare fino a Evanston, nello Wyoming, che è la mia fermata programmata per quello stato. Devo attraversare un passo con il quale ho già avuto difficoltà in passato per via della temperatura e della nebbia, ma questa volta sono fortunata perchè la temperatura è di circa 65° Farenheit (circa 18° Celsius, n.d.r.) e la visibilità è ottima. Faccio la mia prima sosta per dormire a Coalville, Utah, fermandomi in un hotel per qualche ora.

Arriva l’alba di lunedì 16 e fa freddo, sotto i 40 gradi (4 gradi Celsius, n.d.r.); mi copro bene e vado. Le montagne a sud verso il Nevada sono spettacolari. Questa parte del paese è bella in un modo diverso dal nord ovest del Pacifico, le montagne rosse e brulle offrono un incredibile colpo d’occhio, e credo che il paesaggio di Marte non sia poi tanto differente da questo. Fuori Las Vegas faccio la mia sosta obbligata a Henderson prima di proseguire verso sud sulla 95 destinazione Needles, California. Non sono mai stata sulla Route 95 prima e sono piacevolmente sorpresa dal fatto che, nonostante i lavori, il traffico proceda scorrevole e le “whoopdy” sono fantastiche! Una “whoopdy” è quella che io chiamo ina strada con piccoli saliscendi che quando li percorri in velocità senti lo stomaco in gola come per le montagne russe... Il Monster è a suo agio qui come su tutte le strade che ho finora affrontato. A Needles la mia moto però riceve il battesimo del pavimento: mi sono disidratata troppo e sono troppo debole per tenerla su quando mi fermo per la sosta. Dopo il soccorso di alcuni abitanti del luogo, mi predno qualche minuto in più per bere acqua fresca e svestirmi un po’. Di nuovo in strada proseguo, il vento si è alzato e devo combattere per quasi 300 miglia. La sosta per la notte è a Gallup, New Mexico.



Martedì 17 sono in strada alle 2 del mattino. Mi sono alzata stanca da ieri (forse per colpa della disidratazione) e il mio stomaco è un po’ sottosopra. Anche oggi il vento è forte ma niente in confronto a quello che avrei affrontato dopo: vento a 30 miglia orarie con punte di 50! Il percorso qui è piatto e noioso, ma quando arrivo alla parte nord del New Mexico al confine col Colorado sono emozionata alla vista delle enormi montagne che mi circondano.

Su e giù per il Colorado tocco la punta del Texas arrivando ad Amarillo. Mi perdo in mezzo alla città e devo assoldare due uomini in un negozio per aiutarmi a ritrovare la strada. Dovunque mi giri mi offrono bisteccone enormi a prezzi irrsisori e mi viene una grande acquolina, ma non ho tempo per fermarmi così posso solo annotarmi questi posti come meta di una prossima gita. E’ divertente anche attraversare tutte le città citate nelle canzoni country che tanto amo ascoltare. Il vento alla fine mi blocca a El Reno, Oklahoma. Il vento è così terribile che perdo una delle mappe dalla borsa da serbatoio. Mentre faccio check in in albergo la donna della reception mi confessa che lei non avrebbe nemmeno guidato l’auto là fuori!

Mercoledì 18: se solo avessi saputo che razza di giorno sarebbe stato sarei rimasta a casa mia. Senza la mappa della zona vado davvero a casaccio. Me la cavo in Oklahoma, anche se non so come, ma mi perdo completamente cercando di raggiungere il Texas e sono più che sicura di essere finita fuori strada di circa 20 miglia. Stavo disperatamente cercando di trovare un modo di andare a Texarkana, perdendo la pazienza, quando mi fermo a una stazione di servizio e chiedo a due ragazzi su un pick up se mi trovo in Texas o in Arkansas. Increduli mi rispondono all’unisono “Texas!”. Spiego loro la mia sfida e chiedo come posso arrivare in Arkansas. Il più anziano dei due mi prende in simpatia e mi spiega la strada più veloce per arrivare a prendere la mia ricevuta di passaggio a Texarkana.

Ora ho bisogno di andare in Louisiana, ma non ho idea di dove si trovi. Fermo un uomo alla stazione di servizio e gli chiedo come posso arrivare a Shrevenport. Lui mi risponde che tutto ciò che devo fare è stare sulla Route 71 sud, ma io non avrei voluto quella risposta, perchè la Route 71 è molto trafficata, a limiti di velocità molto bassi e piena di cantieri; d’altronde senza una mappa non posso far altro che stare dove sono. Questa strada offre inoltre un panorama incantevoleche avrei perso se avessi preso l’autostrada: piccoli paesi con vecchie case e vecchi autocarri. Alla fine riesco ad arrivare in Lousiana, circumnavigando Lafayette su una strada esterna, piena di quel dolce profumo del sud fatto di fiori, vecchi pickup e maestose ville con il portico. Arrivo in Mississippi dove mi fermo per la notte appena fuori Biloxi in D’Iberville.

Ed ecco Giovedì 19. Il mio piano soste è completamente stravolto e non so più in quale fuso orario mi trovo. Guido velocemente attraverso la Florida fino a che incontro una piccoal linea grigia sulla mappa che mi indica il confine con l’Alabama, l’inizio del mio lungo itinerario sulla costa est. La costa est sarà la parte più dura del mio viaggio perchè, nonostante i confini fra gli stati siano molto vicini, sono molto popolati e di conseguenza molto trafficati. Per fortuna ho il Monster S2R a farmi compagnia, sempre a suo agio sia sulle lunge e noiose autostrade, sia sulle tortuose strade di montagna, sia nel difficile guidare cittadino.

Rachel Dwyer

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