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My DREam - Federica "Kenny" Rinaldoni - 3/4
C’è tutta una parete nel museo che è un’immensa vetrina di trofei scintillanti ed in un angolo noto la paletta argentata con la quale fu posta la prima pietra del nuovo stabilimento di Borgo Panigale, il I° Giugno 1935. Quando il resto dei visitatori, terminata la visita al museo, si dirige verso l’uscita, io ed Angelo, il mio fidanzato, restiamo a parlare ancora con Livio ed inevitabilmente, il discorso finisce sul “tradimento” di Angelo alla Casa di Borgo Panigale: vendita della 748 per l’acquisto di una megabike giapponese. Ognuno ha le sue idee ed Angelo sente ancora bruciare dentro di sé l’amore per la sua ex-moto ma Livio è implacabile e lo sommerge di sensi di colpa! Alla fine i due si stringono la mano con la scommessa di Livio che si dice certo che, da qui ad un anno, l’ex ducatista tornerà “a casa”, come il figliol prodigo. Prima di avviarmi anche io verso l’uscita con la “pecorella smarrita” (!), scattiamo ancora qualche foto: immancabili quelle con la Desmosedici di Loris Capirossi (vederla dal vivo è qualcosa che non di può descrivere!) e naturalmente con Livio Lodi, davanti al Siluro. Quando esco dall’edificio della Ducati Motor, mi sento carica di energia e l’attesa per il corso al DRE si fa sempre più insopportabile… Nel parcheggio per i dipendenti dell’azienda, c’è tutto uno spazio riservato alle moto, ma solo moto Ducati! Le altre “aspettano fuori”. Stanno lì , tutte in fila come soldatini, tutte in bella mostra ed a me vien voglia di sceglierne una e saltarci su per farmi subito un bel giro! Ducati è anche questo…TENTAZIONE! Il giorno dopo è il gran giorno! Arrivo all’ingresso dell’autodromo di Imola; ai lati del cancello, in alto, sventolano le bandiere rosse Ducati. Ci sono già un bel po’ di persone e, una volta parcheggiata l’auto, mi dirigo al box per la registrazione. Fortunatamente avevo già scaricato dal sito www.ducati.com , nella sezione dedicata al DRE, i moduli di accettazione del regolamento, così la mia registrazione si è svolta in un attimo. Al box mi consegnano anche i pass, il kit di benvenuto e la tuta noleggiata. Vado subito a prepararmi e la sensazione di indossare una tuta intera da motociclista per la prima volta mi fa sentire più grintosa, inoltre non è mica una tuta qualsiasi… è una tuta Dainese firmata Ducati! Chi avrebbe mai immaginato che la mia prima tuta sarebbe stata al top come questa? E’ curioso notare le altre ragazze che sono nello spogliatoio femminile insieme a me: per alcune è davvero la prima volta di tutto ed allora ci si aiuta a vestirci! Ognuna esprime una sensazione diversa: gli stivaletti che sembrano troppo rigidi, la tuta troppo attillata per muoversi… Io sorrido e guardo con affetto il resto dell’abbigliamento che mi appartiene veramente e che mi accompagna nelle avventure con il mio Monster. Piano piano la tuta di pelle si uniforma alla linea del mio corpo ed il paraschiena integrale mi sembra già di non sentirlo più. Sono a posto, sono pronta! Gli organizzatori radunano tutti i partecipanti nella sala conferenze e presentano la struttura del corso e gli istruttori. Ci dividono in gruppi e si comincia. Le moto del corso Intermedio sono Monster S2R e Multistrada 1000. A questo corso le ragazze sono solo 6 e l’onore di questo gruppo va all’istruttore Luigi Pozza. Grande Luigi! Che pazienza hai avuto! Ma quanti saggi consigli! E’ vero quello che diceva mio nonno, “la moto è come una saponetta” ma sta a noi saperla controllare. Ed il controllo inizia dalla testa, poi starà al corpo assecondare i movimenti. Il corso intermedio si svolge nel paddock e termina con un turno di venticinque minuti in pista. Nell’area paddock destinata a questo corso sono stati creati sei piccoli circuiti delimitati dai coni, ovvero sono state ricreate, in piccolo, le classiche situazioni cui deve spesso fronteggiare un motociclista (la frenata d’emergenza, la curva a raggio variabile, lo slalom, la frenata e la schivata di un ostacolo, ecc.) e che rischiano di farci trovare impreparati o con errori mai corretti. Luigi ci mostra dapprima come eseguire l’esercizio e poi, a turno (abbiamo a disposizione quattro moto, due Monster e due Multistrada) ognuna di noi cerca di dare ed imparare il meglio. Nessuno deve dimostrare di essere più bravo degli altri, non si tratta di una gara e nessuno cronometra i tempi; gli istruttori vogliono soltanto vederci correggere i nostri sbagli ancestrali, migliorare ed essere sicuri di noi stessi, senza dover rischiare, osando un po’ di più del solito. Se siamo ad un corso è perché dobbiamo imparare, altrimenti saremmo altrove, magari nel Mondiale Superbike! All’inizio mi sento un po’ rigida ma l’approccio conl Monster S2R è fenomenale e mi lascia sbalordita: è come se l’avessi guidata da sempre! Mi ci trovo bene e mi ci affeziono, il feeling mi fa migliorare ad ogni esercizio La Multistrada però, all’inizio, la evito. Troppo alta… per me. Ecco qual è il problema. Credo di esser effettivamente la più bassa del gruppo e se non tocco nemmeno con la punta dei piedi, il rischio si fa troppo grande. Naturalmente spiego a tutti la cosa; la curiosità di provare questa moto è tanta, ma non vedo scalette a disposizione per scendere o salire e quindi ci rinuncio definitivamente, finchè…! Finchè all’ultimo esercizio nel paddock, prima dei turni in pista, restiamo io a piedi (dopo il turno con il Monster) ed una Multistrada senza pilota. Luigi si avvicina a me e mi dice che mi vuole vedere con questa moto almeno una volta, non importa come, lui mi farà partire e mi riprenderà quando mi fermo come una specie di cavalletto umano. Federica Rinaldoni (continua) Leggi la seconda parte Leggi la quarta parte
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