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LIDIA VA IN PENSIONE: SOLO DAL LAVORO, NON DALLA PASSIONE!
Ora non saprei dire che cosa ho fatto e cosa ho urlato nel momento in cui, solitario, Loris ha tagliato il traguardo. Così pure quando sulla “nostra” moto ha fatto il giro d’onore sventolando la bandiera italiana o quando è salito sul podio e l’inno di Mameli ha zittito i 130 mila spettatori presenti, mentre io, con la mano sul cuore, sommessamente l’accompagnavo con il canto. Sono emozioni, queste, che non si possono raccontare perché sono dentro di noi e non esistono parole adeguate per descriverle. Si, perché la gara non l’ho seguita alla televisione, seduta comodamente in poltrona, come di solito faccio, ma… io ero là a Jerez nella tana del lupo cioè nel box assieme a tutto lo staff e ai dirigenti della Ducati. Io, Lidia Barbieri, operaia, anzi “operator”, come generosamente vengo etichettata sul libro “Ducati2004”, ho avuto la grande fortuna di vivere momenti indimenticabili che cercherò di raccontare, alla meglio, sempre e in ogni occasione finché avrò fiato in gola. Ora penso vi chiederete cosa ci faceva un’operaia in quell’ambiente precluso a tutti, ad eccezione degli addetti al lavoro! La curiosità, in questo caso, credo non sia solo femmina e ritengo doverosa una spiegazione… L’avventura, perché di avventura si è trattato, è iniziata il 25 marzo e si è protratta per quattro giorni e la chiave di lettura di tutto l’accaduto è la parola “pensione”. Infatti dal 1º marzo, dopo 35 anni di lavoro in Ducati, sono stata collocata a riposo ed i miei colleghi hanno provveduto ad organizzarmi il viaggio-regalo in Spagna, mentre Federico Minoli mi ha fornito il pass, per me e mio marito, per accedere al paddock del circuito di Jerez. Come si può ben immaginare non mi potevano fare un regalo più gradito, tanto che non mi sembrava vero stesse capitando a me… un sogno, e che sogno! Il venerdì alle ore 7 eravamo già sull’aereo in partenza per Madrid. Casualmente, dietro di noi c’era il presidente del club di Valentino Rossi ed io, con la faccia tosta che da sempre mi ritrovo, l’ho apostrofato dicendo che l’esito della gara avrebbe rispecchiato la nostra posizione in aereo, cioè Loris avrebbe preceduto Valentino. Mai previsione fu così azzeccata, tanto che alla Domenica, finita la corsa, è venuto a cercarmi per congratularsi ma, nel contempo, prospettando scongiuri per le prossime corse… Dopo i due scali in programma, con la macchina precedentemente prenotata, ci siamo recati all’albergo “Melià Sancti Petri” a Chiclana, un cinque stelle da mille e una notte. La suite, a noi riservata, non aveva nulla da invidiare a quelle che tante volte ho potuto ammirare nei film americani: due salotti, una camera da letto che sembrava una piazza d’armi, un bagno da favola, un frigo con ogni ben di Dio e una terrazza che dava direttamente sull’Oceano. Un incanto, come pure un incanto è stata la cena, coronata dalla presenza di un cantante che, avvicinatosi al nostro tavolo, ha cantato per noi un languido “Besame mucho” . Ad un certo punto ho detto a mio marito: “Gianni non darmi un pizzicotto perché, anche se è un sogno, non voglio svegliarmi…”. Ma non era un sogno e la mattina dopo, di buon ora, ci siamo recati al circuito di Jerez e lì abbiamo gustato con gioia il contatto diretto con Capirossi e ho potuto condividere con lui, e con tutto lo staff, ogni attimo degli eventi che sono giunti al culmine con la conquista, ad arte e con potenza, della “pole position”. Avevo il morale alle stelle sabato sera e, dopo una notte agitata e insonne, finalmente è giunta l’alba della domenica; la nostra domenica, tutta tricolore che avrebbe consacrato campione un italiano, il corridore della Ducati di Bologna: la mia Bologna. “Al siûl”(1) si era impossessato di me, ero su di giri tanto che mentre scattavo, dal muretto, la foto della partenza mi tremavano le mani e hanno continuato a tremare per tutta la gara. “Sta a vedere che per l’emozione mi sono beccata il parkinson “ dicevo fra me e me stringendo le mani fra di loro per evitare il tremolio: sembrava pregassi… Poi l’apoteosi, come ho sottolineato all’inizio di questa nota: la vittoria, il giro d’onore, la premiazione e i festeggiamenti all’interno del box a base di champagne, l’abbraccio di Loris e il dono più bello che poteva farmi: la bottiglia di Moet Shandon firmata e datata di suo pugno. Poi con la cena, assieme a Loris, sua moglie, Livio Suppo e lo staff completo della DucatiCorse, ho concluso l’avventura… A ripensarci, mi gira ancora la testa per l’emozione e l’opportunità che ho avuto. Il giorno dopo il mio ritorno, non ho potuto fare a meno di prendere la macchina e recarmi allo stabilimento della Ducati ed ammirare, per l’ennesima volta, il poster gigante “Ducati, campione del mondo”. “Sta a vedere - mi sono detta - che quest’anno è la volta buona…” 1) Termine dialettale intraducibile ma che corrisponde approssimativamente ad “euforia ed eccitazione” abbinate insieme. Lidia Barbieri (Presidente del DOC Borgo Panigale)
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