Nel 1963 i fratelli Berliner, gli importatori Ducati in America, affidarono alla Ducati una missione veramente ambiziosa: realizzare una moto che fosse una degna rivale della Harley-Davidson. Probabilmente questa moto, le cui specifiche tecniche erano quasi "mostruose" per i tempi (e lo sarebbero ancora oggigiorno), era stata pensata come un'alternativa per i corpi di polizia degli Stati Uniti, dal momento che il solo pensare agli ordinativi in gioco faceva venire l'acquolina a qualsiasi importatore americano.
E fu così che nel 1964 nacque il “colosso”. Era un veicolo possente con una cilindrata di 1.257 cc e un motore quattro cilindri a 90° a V. Il lato più affascinante di questo gigante delle due ruote consisteva nel fatto che non si trattava di un progetto fine a se stesso destinato a rimanere relegato sul tavolo da disegno o da realizzare come un “esercizio stilistico” da mostrare in fiera. Sottoposta a prove rigorose, la moto evidenziò il suo maggior difetto. A quei tempi non esistevano pneumatici per moto in grado di sopportare la tremenda potenza e la coppia di una moto del genere. La maggior parte delle prove furono effettuate da Librenti, ma anche Farné decise di provarla e il suo commento fu lapidario: “Sembrava di guidare un camion. Non mi è piaciuto.”
Per tentare di renderla idonea all'uso su strada, si ridusse la potenza da 80 a 65 HP e la moto fu equipaggiata con pneumatici speciali. Tuttavia l'Apollo non superò mai la fase del prototipo e ne fu realizzato un numero molto esiguo – in effetti, solo due esemplari, di cui oggi solo uno sopravvive.