Quando è iniziata la tua carriera in Ducati?

Circa tre anni fa; avevo appena finito un master in marketing internazionale e già facevo il giornalista, poi Federico Minoli mi ha convinto - alla verde età di 26 anni - ad assumermi la responsabilità del Museo Ducati. Avevo già collaborato a una mostra "in stile museo" per la Ferrari a San Marino e, come giornalista, mi occupavo di musei e collezioni; quindi avevo un minimo di esperienza, ma ero molto giovane e conoscevo poco il mondo Ducati.

Qual è stato il problema maggiore nel realizzare un'opera come questa?

In Ducati all'epoca non c'era, almeno inizialmente, lo spirito per fare qualcosa che non fossero moto. L'idea del museo esisteva da vent'anni ma non si era fatto per questioni di budget e perché non c'era una struttura preposta. Molta gente mi vedeva che tentavo di realizzare il museo da solo e rideva; all'inizio ci credevano Minoli, Pedretti che è stato il mio braccio destro, e pochi altri. Poi, piano piano, quello spazio vuoto dove si teneva la messa di Natale cominciò a cambiare forma. Si è visto che ci riavvicinavamo ai collezionisti, che le prime moto cominciavano ad arrivare, e allora la gente ha cominciato a credere nel progetto.

La tua maggiore soddisfazione?

I collezionisti dimostravano un attaccamento particolare, perché trattandosi di moto racing gli esemplari esistenti sono di solito unici. Almeno due di quelle moto erano addirittura nelle camere da letto dei proprietari. Spesso costoro non avevano nessuna intenzione di vendere; le moto da gara sono molto costose, i proprietari sono ricchi e non è semplice fare offerte economiche, perché per loro il valore è soprattutto affettivo. Tolta quella economica dovevo trovare altre vie, come l'emozione di avere la propria moto insieme con altre nella Casa madre. Per metà delle moto si è trovata la via del comodato, cioè la possibilità di avere le moto per qualche anno per poi restituirla al proprietario. All'inizio la prima domanda del collezionista era: "Chi altro vi ha già dato la moto?" ed era difficile rompere il ghiaccio. Però il collezionismo di alto livello è un ambiente dove tutti si conoscono; dopo un po' la voce ha preso a girare. Si è creato un circolo virtuoso e abbiamo cominciato a riempire i buchi. Un'altra grossa soddisfazione è stata che prima del museo esisteva molta letteratura sulla Ducati ma non una storia vera e propria, soprattutto della parte racing. Leggendo libri e parlando con persone come Franco Farné e Giuliano Pedretti, ho iniziato a "standardizzare" questa storia. Ho ricostruito le vittorie e le moto, ed è affascinante vedere che questa cronologia adesso è applicata dalla maggioranza dei libri sulla Ducati. Una terza gioia è stata costruire il museo e recuperare ventiquattro moto in tutto mondo in soli sei mesi. E dopo la Ducati molte aziende hanno seguito l'idea del museo: vediamo con soddisfazione che altre Case italiane ci seguono.

Qualcosa che sogni per il museo?

Ho inseguito per tre anni la bicilindrica parallela trialbero di Mike Hailwood. Circa sei mesi fa il collezionista Alan Mosley mi ha telefonato dicendo di aver trovato la moto; siamo partiti per la Scozia e abbiamo visto la moto, che era stata modificata, ma il motore e il telaio erano gli originali. Alla fine l'abbiamo comprata e adesso la stiamo restaurando. Con la 250 di Hailwood, i pezzi più importanti della storia Ducati sono nel museo.

Progetti per il futuro?

Il museo ha iniziato un percorso universitario. Circa un anno fa ho telefonato al Preside della facoltà di Ingegneria di Bologna e gli ho proposto una conferenza diversa dal solito. Abbiamo portato le moto del museo dentro l'università, realizzando dei video di forte impatto emotivo e tenendo una conferenza che era anche uno spettacolo, con i piloti come ospiti. È stato un grande successo: molte altre università ci hanno telefonato per ospitare una conferenza simile. Finora ne abbiamo tenute quindici, anche in Francia, Spagna, Portogallo e Inghilterra, e abbiamo prenotazioni per un altro anno. In ottobre andremo negli Usa, al Rhode Island Institute of Design, e questa è la cosa più importante per il futuro. Un altro progetto è creare una scuola di restauro, che inizieremo a settembre. Nonché continuare la catalogazione di tutte le moto, completare il registro storico e promuovere il museo con altri eventi.



  
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