Un appassionato centauro fece realizzare da Garrard, all’epoca gioielleria della Corona inglese, un serbatoio in smalto blu e argento dorato per la sua Ducati. Nel 1992, Jean Paul Gaultier portò in passerella gli stivali Victory di Alpinestars tra un corsetto e l’altro e Thierry Mugler trasformò il telaio di una moto in un abito bustier di pelle (lo indossò anche Beyoncé nel 2008 per I Am… Sasha Fierce). Vivienne Westwood scriveva sulle borse quel “live to ride” caro a chi ama le due ruote. Miuccia Prada, nel 2012, trasformò la classica giacca da biker in cappotti sartoriali borchiati e iper-decorati.
Un anno dopo, Hedi Slimane per Saint Laurent lanciò la Motorcycle Jacket, reinventando un emblema della ribellione rock. Rihanna, per la collezione primavera estate 2018 di Fenty, ha collaborato con Puma lavorando sulle declinazioni dei motorsport (e chiudendo la sfilata in sella a una motocicletta). Maria Grazia Chiuri con D-Air Lab ha progettato una versione evoluta della Bar Jacket di Dior, funzionale e protettiva. Più recentemente Balenciaga, insieme ad Alpinestars, ha lanciato una giacca da corsa in pelle upcycled, e Demna ha reso il motorcore un caposaldo del suo approccio sovversivo. Dsquared2, per i trent’anni del brand, ha presentato una capsule collection realizzata in collaborazione con Ducati: una celebrazione dello stile che nasce dal movimento. Una tappa che si inserisce nel percorso già tracciato da Borgo Panigale con la collaborazione streetwear con Supreme e quella più tecnica e funzionale con Aldo Drudi Performance.
Quelle appena citate potrebbero sembrare mere declinazioni concettuali o banali tentativi di emulazione, ma non esiste dimensione priva di connotazioni estetiche. E le connotazioni estetiche non sono altro che lo strato più superficiale di un’identità.
Chi non è avvezzo alle riflessioni sui perché, potrebbe pensare che non ci sia nulla in comune tra una pista e una passerella. Ma a un biker non serve necessariamente una moto per essere riconoscibile. Il suo è un sentimento di appartenenza leggibile, prima di ogni altra cosa, dall’immagine con cui si presenta al resto del mondo.
La moda racconta le emozioni delle persone e le implicazioni politiche che ne derivano, tra sottoculture antiborghesi e fenomeni pop. Ciò che da sempre alla moda interessa indagare non sono le forme o i volumi in quanto tali, ma ciò che essi rappresentano nell’intimità e nella collettività. È esattamente per questo che, dall’incontro con la cultura delle due ruote, è nato un linguaggio non verbale.