È il mito della moto che continua ad alimentare atteggiamenti, stili di vita, a fare sognare le generazioni.

Di Giulia Giamberardino
Vogue Runway

Poco più di un paio di anni fa, nelle stanze della moda, a ogni tendenza ha iniziato a corrispondere una sorta di neologismo. Vale a dire che qualsiasi fosse l’argomento, alla parola veniva aggiunto il suffisso -core per indicare una “mania” che non sarebbe rimasta solo una questione di guardaroba, ma sarebbe diventata una sorta di stile di vita.

Non si è ancora smesso, ma non è questo il punto. Tra quelli colpiti da questa epidemia, i termini bikercore e motorcore sono stati senz’altro in cima alle classifiche, menzionati milioni di volte sui media. (Su TikTok, tornando al fatto che non siano faccende puramente legate agli abiti, ci si preoccupa di come truccarsi quando si deve indossare un casco, e tra i trend più recenti spiccano spiegazioni sul motociclismo pensate per le ragazze: si usa il numero di passaggi che si fanno davanti allo specchio, durante la beauty routine o il make-up, per sottolineare le differenze tra una moto super accessoriata e una versione base, meno lussuosa.)

Solo che il bikercore e il motorcore esistono da molto prima che nascessero queste espressioni. “Cromature, velocità, pelle. Con contorno di rumore. Magari “Born to be wild” come colonna sonora.”

È il mito della motocicletta, con tutti i suoi stereotipi che continuano ad alimentare atteggiamenti, stili di vita, a far sognare le generazioni. Proprio come la moda, che spesso ne trae spunto.

E non è solo una questione di blouson noir alla Marlon Brando, che torna variato nel gioco di zip e frange, firmato ora Versace, ora Moschino, ora Dolce & Gabbana” scriveva Paolo Apice su Vogue Italia a Luglio del 2004.

Marlon Brando, ne Il Selvaggio di László Benedek (1953), indossava il capo da cui è nata ogni esplorazione al confine tra il linguaggio degli abiti e quello del motociclismo. Era la giacca Perfecto, disegnata da Irving Schott nel 1928 e ispirata, nel nome, dalla marca dei suoi sigari preferiti. A renderla un’icona nella storia dell’abbigliamento furono l’inclinazione dei taschini e le zip, per la prima volta volutamente esposte.

Se il tema è il lusso, moda e motori si muovono alla stessa velocità da sempre. Lee Chang-sub, membro della boy band K-pop BtoB che ha da poco intrapreso una carriera come solista, a Novembre del 2024 ha posato per Esquire Korea mostrando il dinamismo della sua personalità. In Ducati - e su una moto Ducati - ha raccontato le sfide insite nell’evoluzione, cercando nella rappresentazione di sé lo spazio giusto per ogni dimensione della propria individualità.

Già negli anni Settanta, L’Officiel dedicava una rubrica all’affinità tra abiti e veicoli, ritraendo volti noti della mondanità - vestiti dai créateurs più in voga - accanto alle loro auto fiammanti.

Un appassionato centauro fece realizzare da Garrard, all’epoca gioielleria della Corona inglese, un serbatoio in smalto blu e argento dorato per la sua Ducati. Nel 1992, Jean Paul Gaultier portò in passerella gli stivali Victory di Alpinestars tra un corsetto e l’altro e Thierry Mugler trasformò il telaio di una moto in un abito bustier di pelle (lo indossò anche Beyoncé nel 2008 per I Am… Sasha Fierce). Vivienne Westwood scriveva sulle borse quel “live to ride” caro a chi ama le due ruote. Miuccia Prada, nel 2012, trasformò la classica giacca da biker in cappotti sartoriali borchiati e iper-decorati.

Un anno dopo, Hedi Slimane per Saint Laurent lanciò la Motorcycle Jacket, reinventando un emblema della ribellione rock. Rihanna, per la collezione primavera estate 2018 di Fenty, ha collaborato con Puma lavorando sulle declinazioni dei motorsport (e chiudendo la sfilata in sella a una motocicletta). Maria Grazia Chiuri con D-Air Lab ha progettato una versione evoluta della Bar Jacket di Dior, funzionale e protettiva. Più recentemente Balenciaga, insieme ad Alpinestars, ha lanciato una giacca da corsa in pelle upcycled, e Demna ha reso il motorcore un caposaldo del suo approccio sovversivo. Dsquared2, per i trent’anni del brand, ha presentato una capsule collection realizzata in collaborazione con Ducati: una celebrazione dello stile che nasce dal movimento. Una tappa che si inserisce nel percorso già tracciato da Borgo Panigale con la collaborazione streetwear con Supreme e quella più tecnica e funzionale con Aldo Drudi Performance.

Quelle appena citate potrebbero sembrare mere declinazioni concettuali o banali tentativi di emulazione, ma non esiste dimensione priva di connotazioni estetiche. E le connotazioni estetiche non sono altro che lo strato più superficiale di un’identità.

Chi non è avvezzo alle riflessioni sui perché, potrebbe pensare che non ci sia nulla in comune tra una pista e una passerella. Ma a un biker non serve necessariamente una moto per essere riconoscibile. Il suo è un sentimento di appartenenza leggibile, prima di ogni altra cosa, dall’immagine con cui si presenta al resto del mondo.

La moda racconta le emozioni delle persone e le implicazioni politiche che ne derivano, tra sottoculture antiborghesi e fenomeni pop. Ciò che da sempre alla moda interessa indagare non sono le forme o i volumi in quanto tali, ma ciò che essi rappresentano nell’intimità e nella collettività. È esattamente per questo che, dall’incontro con la cultura delle due ruote, è nato un linguaggio non verbale.

Due brand, due visioni, un punto di incontro. Ducati e Dsquared2 si uniscono in una collaborazione inedita, spingendo ancora una volta oltre i confini tra moda e motori. Il risultato? Una capsule collection esclusiva, ispirata all’XDiavel V4.

Due eccellenze del Made in Italy, due mondi che si incontrano sul terreno comune del design. Ducati e Dsquared2 condividono una visione fatta di innovazione, ricerca e dettagli sartoriali, in cui estetica e funzionalità si fondono con naturalezza, senza compromessi.

Presentata durante la Milano Fashion Week nel trentesimo anniversario di Dsquared2, questa collezione non è solo abbigliamento. È un’attitudine. Capi e accessori che parlano la lingua della velocità, della strada, dell’istinto di distinguersi.

Linee decise, materiali ricercati. La pelle vissuta, il denim essenziale, dettagli che evocano la libertà di una corsa senza meta. 

L’XDiavel V4 è puro carattere. Sfida ogni convenzione. Proprio come questa capsule. Il suo design scolpito è una dichiarazione di intenti. Potenza, controllo, presenza scenica. E nella collezione, tutto questo prende forma in una linea che non segue le regole. Le riscrive.

La capsule Dsquared2 x Ducati è dunque una celebrazione dell’heritage motociclistico e di una moda che non si adatta, ma impone il proprio ritmo. Un total look per chi vive la strada come un’estensione del proprio carattere.

Per chi accelera sempre, senza mai guardarsi indietro.

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