Drift. Thumb. Hyper.

Con Rubén Xaus riviviamo il gesto che accende tutti i fan della Hyper. Una chiacchierata su drift, puro divertimento e l’inconfondibile spirito Hypermotard.

Rubén, ti ricordi il momento esatto in cui hai fatto quel gesto per la prima volta? È stato istintivo, intenzionale, o semplicemente ti è venuto naturale perché eri nel tuo elemento?

Quando uscì la prima Hypermotard, nel 2007, io già facevo molto Supermotard ed ero stato uno dei primi a mettere il ginocchio a terra su quelle moto, qualcosa a cui molte persone all’epoca non erano ancora abituate. Quando poi ebbi l’opportunità di presentare la Hypermotard in tre giorni di test con i giornalisti, ricordo di aver pensato: “Saranno giornate dure… e forse anche un po’ noiose.” Così mi dissi: “Divertiamoci un po’ e facciamo qualcosa di diverso.” Una volta in pista, il pollice in su è arrivato da solo. Zero preparazione, puro istinto.


Perché secondo te quel gesto è rimasto così iconico? Che cosa vede un motociclista quando lo guarda?

Fare una derapata del genere a 70 gradi di piega non è facile. La forza, il peso, la velocità… se qualcosa va storto, finisce male. La gente ha capito quanto fosse difficile fare una cosa del genere. Per me, sinceramente, era qualcosa che potevo fare quasi a occhi chiusi, ovunque, in qualsiasi momento. Ma non è qualcosa che tutti possono fare: ci vuole molto tempo per arrivare a quel livello di controllo. Credo che per questo i fan lo abbiano apprezzato. Hanno visto qualcosa di estremo, rischioso, eppure in qualche modo naturale.


Che cosa deve avere una moto per permetterti di spingerti così oltre, fino al punto di scherzare con la telecamera mentre stai derapando di traverso?

Le capacità del pilota sono fondamentali. Quando sei molto piegato e perdi il controllo, la situazione diventa pericolosa in un attimo. Ma questa è la bellezza delle moto: se capisci dov’è il limite e impari a giocare con la moto in ogni momento, allora puoi fare cose che gli altri non possono fare. Alla fine è tutto lì: conoscere il limite e danzarci insieme. 

Hai avuto modo di provare la nuova Hypermotard V2. Qual è stata la prima sensazione? Dove riconosci l’eredità della 1100 e dove percepisci l’evoluzione ingegneristica?

La Hypermotard V2 è fantastica. È leggerissima, potente, snella, agilissima. Con lei puoi davvero giocare. L’elettronica la rende più sicura, più stabile, più facile da guidare. Il DNA è molto simile a quello della prima Hypermotard, lo senti subito. Ma questa, ovviamente, è molto più leggera e semplice da gestire. Consiglio a tutti di provarla almeno una volta, perché è davvero qualcosa di speciale.


Cosa diresti a chi ha iniziato ad amare la Hypermotard proprio dopo aver visto quel tuo momento?

Il motorsport è difficile, se vuoi portarlo ad alto livello. Devi stare attento, essere onesto con te stesso, essere in forma fisicamente. Prenditi il tempo di imparare con calma. Le moto sono rischiose, ma la Hypermotard V2 semplifica tutto. È facile da guidare, molto confortevole, con grande controllo ed equilibrio. Per me è una delle moto più equilibrate e uniche che abbia mai guidato.