Alberino Cristofori

Cari amici Ducatisti, 

Abbiamo raccontato ( e condiviso ) diverse storie legate alla tradizione della casa di Borgo Panigale, alle moto prodotte, alle vittorie, aneddoti più e meno noti, e spesso abbiamo parlato di personaggi che hanno legato le loro esperienze di vita vissuta dentro e fuori le mura della Ducati. 

Non sempre, però, mi è capitato di raccontarvi momenti di vita vissuta come quello che vi stiamo per raccontare; l’emozionante storia di un uomo che, proprio grazie alla solidarietà del personale della Ducati, è riuscito a scampare agli orrori del secondo conflitto mondiale. Grazie ai suoi discendenti, ed in particolare alla figlia Caterina Cristofori ed alla nipote Giulia Pasetti, possiamo raccontarvi questa storia, tanto incredibile quanto vera. 

Livio Lodi, Curatore del Museo Ducati

“Gentilissimi,

Scusate se rubo un po' del vostro tempo per raccontarVi questa storia che riguarda la Vostra Società e mio nonno. Vi scrivo a nome di mia madre che ormai ottantenne ha ritrovato il tesserino che ho allegato.

Siamo della provincia di Ferrara, mio nonno era originario di questa zona in cui noi abitiamo ancora, ma per lavoro ha dovuto emigrare in Venezia Giulia (all'epoca si chiamava così) dove ha conosciuto mia nonna e dove sono nati mia madre Caterina ed uno dei suoi due fratelli. Chiamato alle armi per la seconda guerra mondiale all'epoca dell'evento era in contraerea nella zona di Bologna, infatti come ho scritto, venne fatto prigioniero proprio nelle campagne di Borgo Panigale.

Era l'8 settembre 1943, giorno dell'armistizio e mio nonno, Alberino Cristofori era artigliere a Borgo Panigale, mentre con i commilitoni stava già programmando il ritorno a casa. Il 9 Settembre i soldati tedeschi riuscirono a farli prigionieri con l'intento di trasferirli in Germania, li presero, li radunarono e si misero in cammino, ed avrebbero dovuto partire dalla stazione di Bologna.

Il gruppo di artiglieri di cui faceva parte mio nonno era formato da militari già ultra trentenni, adulti ed esperti, mentre i soldati tedeschi che li "accompagnavano" erano tutti molto giovani, inesperti e forse anche poco convinti. Così nel cammino verso Bologna molti soldati italiani riuscirono letteralmente ad "imboscarsi" nelle campagne e gli altri temporeggiavano fermandosi con ogni scusa anche se il cammino era appena cominciato. Durante una di queste soste un'anziana passante, che aveva capito la situazione, disse a mio nonno: "andè ala Ducati!” ( Andate alla Ducati ).

Così lui con alcuni altri, riuscì a sfuggire al controllo dei soldati tedeschi e in maniera rocambolesca, passando addirittura attraverso l'interno di alcune abitazioni, arrivò a raggiungere lo "Stabilimento". Qui i nostri soldati trovarono una vera e propria organizzazione di "riciclo" di militari italiani in fuga. In pochi minuti vennero spogliati delle loro divise e vestiti con le tute della Ducati, messi davanti alle macchine mentre un'impiegata preparava le tessere di riconoscimento con le foto fornite dai militari stessi, probabilmente staccate dal documento d'identità.

I soldati tedeschi arrivarono poche ore dopo a fare un'ispezione, perché comunque avevano il sospetto che i fuggitivi si fossero nascosti presso lo Stabilimento Ducati, videro gli operai alle macchine, tutti muniti di tesserino con la data di assunzione risalente ad un anno prima e, non potendo provare che fra quegli operai ci fossero i soldati italiani a loro sfuggiti, se ne andarono e mio nonno e i suoi compagni furono liberi.

Dopo essere stato travestito da operaio della Ducati, con tanto di documento che risultasse valido per l'identificazione come facente parte del personale operaio, lui e gli altri fuggitivi che erano stati aiutati a nascondersi sono poi rientrati alle loro abitazioni. Pertanto il suo impiego alla Stabilimento si riduce ad un giorno, ma ha sempre mantenuto vivo il ricordo di questa avventura a lieto fine trasmettendolo alla mia mamma, che però non aveva nessuna testimonianza tangibile, fino a quando nel luglio scorso ha ritrovato il tesserino che le ho allegato.

Pertanto, mio nonno, scappato da Bologna è arrivato dai parenti ferraresi che lo hanno ospitato per una notte, rivestito da civile e poi è tornato a Cernizza Goriziana dove viveva con mia nonna, mia madre e il figlio più piccolo. Qui poco dopo cominciò il dramma delle foibe e di nuovo ci fu un'altra fuga, ma questa è un'altra storia, magari gliela racconterà la mia mamma quando avremo la possibilità di incontrarLa.

Questa è la storia che mia madre ha voluto che Vi raccontassi per riconoscere la sua gratitudine all'allora Direttore dello Stabilimento e al personale che aiutò mio nonno e i suoi commilitoni, consapevole che da allora le cose siano cambiate alla Ducati. E' solo una storia Italiana di un Marchio Italiano.

Grazie per il tempo che avrete dedicato alla lettura, e La ringrazio ancora tantissimo dell'interesse che ha avuto nei nostri confronti.

Un caro saluto, Giulia Pasetti e Caterina Cristofori.“

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