Nel vostro nuovo libro, Dreams Road - Viaggi per spiriti liberi, avete scelto di raccontare sette itinerari che toccano i cinque continenti. Sappiamo che l’Australia e il Cile sono viaggi a cui siete molto legati, ma ci piacerebbe conoscere qualche aneddoto. Se doveste individuare un viaggio particolarmente complicato e uno del cuore (che vivreste e ri-vivreste altre mille volte), quali sarebbero?
V: In tutti questi anni ci è successo di tutto. Siamo arrivati a casa del presidente della Repubblica dell’Uruguay in sella ai nostri due “cavalli rossi”.
Viaggiare in moto ci ha sempre messo in condizioni di fare incontri facili, di strada, che per noi sono stati i più importanti, i più preziosi!
Tutti ci chiedono qual è il viaggio più bello della nostra vita e io faccio fatica a rispondere francamente. Uno che mi è rimasto più attaccato al cuore è sicuramente il viaggio umanitario che abbiamo fatto dopo aver comprato la Clinica Mobile del dottor Costa e l’abbiamo portata fino in Senegal. È stato un viaggio complicato perché la Mauritania era in un momento molto caldo e molto pericoloso e noi l’abbiamo attraversata tutta con un camion con a seguito due jeep e le nostre Multistrada 1100. È stato sicuramente il viaggio e il progetto più bello della mia vita.
E: Un ricordo indelebile è sicuramente il giorno in cui abbiamo incontrato per la prima volta il Dalai Lama a Leh, in Ladakh. Lui rimase molto affascinato dal fatto che noi andavamo a trovarlo in motocicletta ed era impazzito perché la moto aveva i colori del suo abbigliamento. Oltre l’intervista, volle a tutti i costi salire sulla moto.
Nelle tante volte che ci è capitato di incontrare il Dalai Lama, lui non si ricordava il mio nome: per lui io non sono Emerson, ma sono MOTORCYCLE!