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Episodio 1
Marta Massera

Lunghi capelli biondi, un sorriso gentile e due grandi occhi limpidi, senza ombre o misteri. Ha l’aria della ragazza riservata, persino timida, ma basta iniziare a parlare di motori per capire che Marta ha grinta e competenza da vendere, nonostante la sua giovane età. Qualità che le hanno valso la posizione di Progettista motori in Ducati Corse. E se qualcuno ancora può ritenere insolito una carriera in questo settore per una giovane donna, è sufficiente ascoltare la sua storia per capire quanto una passione coltivata negli anni possa portare lontano, molto lontano.

Bene, Marta, raccontaci chi sei.

Sono Marta Massera, ho 29 anni e sono progettista motore in Ducati Corse. Mi sono laureata in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano nel 2013, con la specializzazione in progettazione e dinamica dei “veicoli terrestri”.

Quanto lontano nasce il tuo amore per i motori e per le corse?

È decisamente una passione di famiglia (sorride). Ogni anno mio padre mi portava a Monza per la tappa italiana del Mondiale Superbike. Un appuntamento che fin da piccolissima aspettavo con grande trepidazione. Col motociclismo è stato amore a prima vista!

Come sei arrivata in Ducati?

Una volta laureata ho inviato la mia candidatura e dopo circa un anno sono stata convocata per sostenere il colloquio per la posizione di progettista motore in Ducati Corse, che ricopro attualmente.

Qual era il tuo sogno da ragazzina?

Ovviamente diventare ingegnere di pista, per vivere da vicino il mondo delle gare! Fantasticavo di partecipare alle scelte tecniche della squadra: assetti, strategie di gara, rapporto con il pilota, scelta delle gomme. Oggi sono davvero felice di contribuire ai risultati delle gare dal reparto progettazione, non riesco a vedermi in nessun posto migliore di questo.

Lavori in un mondo prevalentemente maschile. Cosa vorresti dire alle ragazze che desiderano intraprendere una carriera come la tua nel settore dei motori?

Una sola cosa: fare della propria passione un lavoro è la cosa più bella del mondo. Quindi se la passione c'è, mai rinunciare! Io venivo da studi classici e sapevo che mi stavo avventurando in un settore a maggioranza maschile. Ma quando fai qualcosa che ami i dubbi passano e la soddisfazione resta. Quando mi chiedono che lavoro faccio mi capita di vedere stupore, curiosità, e anche ammirazione. D’altronde in giro ci sono tanti appassionati di motociclismo. Quando il pizzaiolo sotto casa ha scoperto che progetto motori in Ducati non ci poteva credere! Essendo un grande fan della Superbike è finita che siamo rimasti a parlare di gare per tutta la sera (ride).

Perché un motore Ducati è unico, dal punto di vista di un progettista?

Il motore Ducati si distingue nelle competizioni per velocità e prestazioni, e in qualità di progettista posso dire che succede grazie al suo straordinario contenuto tecnologico. Anche per questo il motore Ducati è l’elemento centrale nel progetto complessivo del veicolo.

In Ducati c’è un approccio progettuale molto rigoroso, tecnico. Quanto è importante integrare il rigore con l’immaginazione e la creatività?

Importantissimo! L’intuizione creativa nel nostro lavoro spesso permette di trovare nuove soluzioni anche per problemi tecnicamente complessi. Molte applicazioni racing, ad esempio, nascono da idee davvero originali, poi diventate la base di soluzioni innovative per le nostre moto stradali sportive. Questa capacità di pensare fuori dagli schemi è uno degli elementi caratterizzanti di Ducati.

Diventare progettista motore Ducati ha cambiato il tuo modo di assistere alle gare? L’eccitazione è la stessa di quando eri bambina?

Sì, è cambiato. Prima ero solo una spettatrice, ora c’è una tensione diversa: la consapevolezza di sentirsi parte della squadra, il senso di responsabilità. Però assistere alle gare rimane un momento di grandissima felicità, questo non è cambiato!

Cosa ricordi del tuo primo giorno in Ducati?

Un pieno di emozioni! Quando ho varcato le porte degli uffici di Ducati Corse ammetto che ero tesa, ma i miei colleghi mi hanno subito messa a mio agio. Il momento più bello è stato il primo giro nel Reparto Corse accompagnata dal mio responsabile: non mi sembrava vero di essere a pochi metri da una MotoGP, poter ascoltare da vicino quel suono inconfondibile! Da pelle d’oca! Lo ricorderò per sempre, non c’è dubbio.

Parlaci dell’atmosfera che si respira all’interno del tuo team di lavoro.

È un ambiente dinamico, ricco di collaborazione. Ognuno si occupa di un gruppo tecnico specifico ma il lavoro di squadra è fondamentale, perché quello che conta è il risultato finale: ottenere un motore altamente prestazionale, affidabile nella sua completezza. È un lavoro molto stimolante perché ogni anno ci spingiamo a sviluppare soluzioni tecniche più ambiziose ed è necessario avere un’attitudine al cambiamento e alle sfide per migliorarsi costantemente. Tutti valori alla base del DNA di Ducati Corse.

I motori Ducati hanno un suono assolutamente inconfondibile. Cosa provi quando senti per la prima volta “cantare” un motore che hai contribuito a realizzare e che prende vita dopo un lungo lavoro di progettazione?

Certamente grande orgoglio! E la certezza di essere davvero fortunata. L’accensione di un nuovo motore è molto sentito in Ducati Corse. Ci ritroviamo tutti in sala prova, ascoltiamo il motore girare per un po’ e festeggiamo il tanto lavoro fatto e quello futuro. È la magia della meccanica che si ripete… da tante formule nascono creazioni eccezionali, con un grande carattere e una vita propria. Ducati per me esprime al massimo questa unicità perché dà vita a prodotti non convenzionali, diversi da tutti gli altri. Ogni Ducati ha una spiccata personalità, capace di regalare emozioni straordinarie a chiunque la guidi.

C’è un modello e un motore a cui ti senti particolarmente legata?

Il motore della 1199 Panigale R, che è quella che attualmente sta correndo nel Campionato Mondiale Superbike. Una moto davvero meravigliosa, estrema e sofisticata al tempo stesso… Sono fiera di aver lavorato all’ultimo anno del motore bicilindrico che ha fatto la storia di Ducati e del Mondiale Superbike. Un motore che, in un mondo dominato dai quattro cilindri, ha saputo vincere tanto, in Mondiali che sono stati davvero “sudati”, negli stessi anni della mia infanzia in cui mi sono appassionata di Superbike… le grandi vittorie di Troy Bayliss sono ricordi per me bellissimi, associati a questo motore e all’inizio della mia passione per le due ruote.

Molte delle innovazioni di motore che nascono per la pista trovano poi applicazione nei modelli del segmento superbike stradali. Ti va di raccontarci come affrontate questo processo che è anche una sfida progettuale?

L’alto livello prestazionale delle moto sul mercato attuale del segmento superbike è dovuto anche all’introduzione di contenuti pensati per dare il massimo nel mondo delle competizioni. Serve un attento studio di adattamento al modello stradale delle applicazioni nate per la MotoGP e la Superbike, reso possibile dalla forte integrazione del reparto Corse all’interno dell’azienda. In Ducati il confronto tra mondo produttivo e mondo racing è all’ordine del giorno. La nuova Panigale V4 con il suo un motore direttamente derivato da quello MotoGP è l’emblema di questo approccio. Questa è una delle parti più belle del mio lavoro: sapere che lavori a un prodotto che sarà fonte di godimento puro per chi salirà in sella, che si tratti di un pilota o di un motociclista. 

Qual è la filosofia che ispira chi lavora in Ducati? Avete un motto in cui vi riconoscete?

“Never give up!” è il motto che accomuna tutti quelli che lavorano qui in Ducati. Per noi significa non accontentarsi mai, condividere una grande passione, tanto impegno e la voglia di fare davvero la differenza. Sempre.

Qualche aneddoto che appartiene al tuo percorso?

Beh, nonostante i tanti anni passati sui libri, mi è sempre piaciuto sporcarmi le mani. Mentre studiavo ingegneria ho fatto esperienza in una piccola autofficina a Cremona, la mia città, ed è stato davvero importante perché ho imparato sul campo le basi della meccanica motoristica. Ricordo il giorno in cui mi sono guadagnata una mancia da parte di un signore anziano per un semplice cambio olio alla sua Fiat 500 (ride)