Nel 2012 hai preso l’impegnativa decisione di ritirarti dalla MotoGP al culmine della tua carriera. Poi la tua passione ti ha spinto a tornare, per Ducati.
Sì, è stata una scelta importante, non l’ho presa con leggerezza. A quel tempo, nel 2009, avevo dei problemi di salute, continuavo a stancarmi in pista. Poi scoprimmo che ero intollerante al lattosio: quindi non assorbivo i nutrienti che mi davano energia. Risolto il problema, la mia vita è cambiata in meglio. Ma a quel punto avevo capito anche che c’era una vita più grande fuori dalla pista e che il successo sportivo non era tutto per me. Una decisione difficile, ma di cui sono ancora soddisfatto.
Anche tornare in Ducati è stata una sfida, una decisione di cuore. Sentivo di poter contribuire alla crescita di Ducati, volevo lavorare per ottenere nuove vittorie insieme. Tornare ha significato ritrovare persone con cui ho condiviso grandi risultati e bellissimi ricordi. Davvero una bella sensazione. Quando si lavora con persone di cui ti fidi, come è stato per me in Ducati, stringi un tipo di relazione che si vede anche in pista. Tornare in Ducati è stato un po’ come tornare a casa.
Come è cambiato il Casey Stoner che guidava le Desmosedici rispetto allo Stoner di oggi?
Quando gareggiavo ogni piccolo dettaglio poteva fare la differenza. Hai un team alle spalle che lavora duramente, un’intera azienda che si aspetta molto da te, e per un tuo errore si può perdere una corsa o un campionato. Oggi posso godermi di più il lavoro in pista, senza la pressione che vivevo prima. Sono molto soddisfatto quando otteniamo una vittoria o corriamo una bella gara, perché so di avere contribuito a dare ai piloti gli strumenti giusti per vincere una sfida. I miei valori in realtà non sono cambiati. Ma ora ho una grande energia per fare al top quello che facciamo: migliorare le moto.
Tutti gli appassionati Ducati sono molto legati al titolo mondiale vinto con te nel 2007. Ci racconti un dettaglio divertente di quel momento speciale?
La vittoria del 2007 è stata un momento incredibile. Dopo brevi festeggiamenti siamo andati in hotel, abbiamo fatto i bagagli e siamo saliti sul bus per raggiungere la tappa successiva. L’autista ha deciso di non prendere l’autostrada. Io non avevo mangiato niente, e avevamo bevuto un po’ di champagne per festeggiare, così per il mio stomaco quelle due ore di bus su strade tutte curve verso l'aeroporto sono state un vero incubo. Lo ricordiamo ancora, ridendoci su… Dopo la vittoria a Valencia abbiamo festeggiato con più calma. C’era uno straordinario entusiasmo in Ducati e tra i Ducatisti.