Nella mente di Sinner.

Granitico, posato, discreto e molto riservato, per anni abbiamo visto crescere un ragazzo che non sembra patire la tensione dei grandi appuntamenti. Eppure è proprio nella sua fragilità che si nascondono la sua crescita continua e lo spessore delle sue recenti vittorie.

Il primo big match: Alcaraz.

Per fare un grande tennista, servono delle grandi partite. Negli Stati Uniti, sul finire del 2022, Jannik Sinner arriva a match-point contro l’amico next gen e rivale Carlos Alcaraz. I due si conoscono bene, si rispettano e in campo sembrano sempre divertirsi molto a competere insieme.

Tra pubblico in visibilio e telecronisti increduli, la spettacolare partita alterna solidi scambi da fondo a repentini cambi di gioco. L’inerzia è leggermente a favore del tennista Italiano, che arrivato a match-point fallisce la chiusura dell’incontro e poco più tardi, stremato sotto i colpi di un Alcaraz rinvigorito, perderà il match più importante della carriera fino a quel momento.

Da lì a pochi giorni, Carlos Alcaraz vincerà agevolmente il primo Slam in terra Statunitense raggiungendo così la prima posizione nel ranking mondiale. Solo Jannik Sinner è stato capace di metterlo in difficoltà, ma non è stato abbastanza. 

Le delusioni con Medvedev e Djokovic.

Nella prima parte dell’anno si gioca spesso indoor e su campi veloci. Danil Medvedev è un personaggio particolare del circuito, molto divisivo, spesso criticato per la sua franchezza in conferenza stampa ma soprattutto in campo. Ha un tennis che non appassiona il pubblico per via della sua ragnatela fatta di colpi da fondo campo.

Siamo a Rotterdam, Olanda, su un campo velocissimo in cui la palla corre come non mai. Siamo in finale e Sinner ha appena vinto il primo set contro il russo Danil Medvedev, mai battuto prima d’ora. A un certo punto la partita cambia e rallenta, Sinner inizia a sbagliare la tattica nell’impostazione dello scambio da fondo e arrivano troppi errori gratuiti.

Medvedev sta bene fisicamente e cresce durante il match, finendo persino per sbadigliare durante un cambio di campo, Sinner perderà i restanti due set con un 6-2/6-2.

Il campo centrale di Wimbledon ospita per la prima volta in una semifinale Slam Jannik Sinner mentre dall’altra parte del campo, il 7 volte vincitore qui e tra i migliori giocatori della storia del tennis, Novak Djokovic.

I campi non sono più veloci come una volta e il serbo sembra a suo agio nel muoversi meglio di tutti gli avversari del circuito su questa “nuova” superficie. Scivolati via i primi due set di grande livello, nel terzo set Jannik Sinner ha l’occasione per riaprire la partita grazie a un set point.

Djokovic serve in modo vincente, tiene il servizio, guarda il pubblico e fa il gesto di asciugarsi le lacrime. Poco dopo vincerà il tie-break agevolmente e agguanterà nuovamente la finale.

L’inizio del nuovo Sinner.

Sono le partite a fare i giocatori dicevamo, ed è proprio da queste tre sconfitte che immaginiamo tutta la fragilità emotiva di un ragazzo discreto come Jannik Sinner. In mezzo altre sconfitte brucianti (contro Rune a Montecarlo, contro Tsitsipas in Australia) e quella sensazione che manchi sempre qualcosa al raggiungimento della gloria nel suo percorso.

Finito Wimbledon però arriva l’estate, una forma diversa e un repertorio di colpi più vario di quello che eravamo abituati a vedere. Settimana dopo settimana, partita dopo partita, ma soprattutto vittoria dopo vittoria, Sinner inizia a giocare leggero. Inizia, soprattutto, a divertirsi.

Arrivano importanti scalpi, prima Alcaraz, poi Medvedev per la prima volta e infine Djokovic, per due volte in una settimana. Il Sinner che ci ha dato il 2023 è un tennista maturato tennisticamente e in grado di rendere quelle sue fragilità emotive - spesso non considerate - il valore aggiunto del suo gioco.

Nel finire di stagione vola, sorride e inizia seriamente a divertirsi. A fine anno, 16 dei primi 17 giocatori al mondo hanno tutti perso l’ultimo incontro giocato con lui, a testimonianza di una crescita spaventosa e di una varietà d’iniziative sul campo che lasciano entusiasti pubblico e addetti ai lavori.

Eravamo abituati al giovane prodigio che da fondo campo imponeva un ritmo difficilmente sostenibile per la maggior parte dei giocatori. Ma che poi, come accaduto a tanti sportivi prima di lui, nei momenti di precaria lucidità fisica e psicologica faticava a trovare nuove soluzioni, chiudendosi dentro il suo mondo.

Da quelle sconfitte, maledette sconfitte, che sembravano poter frenare la sua ascesa, Sinner ha imparato a capirsi e migliorarsi, nella contraddizione più complessa e difficile da comprendere per un giovane sportivo: ovvero che nelle sconfitte c’è la chiave per poter vincere ancora.

Il segreto di Jannik.

Il tennis è uno sport di metodo, fatto di piccole e incrementali programmazioni, costruite nei minimi dettagli. Ma nei momenti chiave della partita è la componente emotiva e creativa a prendere il sopravvento.

Nel tennis non esiste un tempo limite, vince il primo che raggiunge il punteggio, a costo di rimanere in campo un giorno intero. Nella natura del processo di crescita, consolidare il proprio piacere è il segreto per una maturazione consapevole. Tutti gli sviluppi incontrano delle difficoltà, ma saper quando è il momento di stare bene aiuta sempre a cercare di avere una visione più ampia rispetto al presente.

In questo momento Jannik Sinner è attualmente numero 3 della classifica mondiale. Nel 2023 ha vinto 4 tornei, tra cui il primo Master 1000, e raggiunto il secondo posto nelle ultime ATP Finals svolte a Torino. Grazie anche alle sue prestazioni trascinanti, ha riportato la Coppa Davis in Italia dopo 47 anni. Il 2024 poi si è aperto nel migliore dei modi, con la conquista del suo primo trionfo Slam agli Australian Open.

E noi? Dopo queste prime vittorie non vediamo l’ora di commentare la prossima partita per vederlo felice. Perché è questo il segreto dello sport. O, forse, semplicemente, perché è questo il segreto della vita

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