Jordan Rand.

C’è qualcosa di potente in chi sceglie ogni giorno di essere se stesso, senza chiedere il permesso. Non è una ribellione urlata, né un gesto d’istinto. È un lavoro costante. Un equilibrio fragile tra coraggio e coerenza. Jordan Rand è così: modella, motociclista, comunicatrice. Ma soprattutto, una voce che non si lascia definire dagli altri. Il suo percorso è una storia di grazia e determinazione, fatta di lente costruzioni e scelte consapevoli. In questa intervista ci ha parlato di aspettative, etichette, libertà. E del potere di fare le cose a modo proprio. Con perseveranza, sempre.

A prima vista, il tuo mondo può sembrare fatto di elementi lontanissimi tra loro: moda e corse in moto. Ma tu li vivi con naturalezza. Come gestisci le aspettative altrui, quando iniziano a sembrarti copioni già scritti?

Credo che sia normale: spesso, le persone cercano punti di riferimento chiari, ruoli riconoscibili. È comprensibile che facciano fatica ad accettare quando qualcuno esce da questi schemi. Ma quello che ho imparato è che possiamo essere molte cose, anche se agli altri può sembrare insolito. Possiamo amare la moda e correre in pista, indossare il rosa e spingere una Ducati al limite. Non è una contraddizione—è solo un modo diverso di essere completi. Mi piace moltissimo l’idea del “concetto di E”. Spesso la società ci insegna a scegliere, a definire noi stessi con una sola parola.

Ma io credo nel potere dell’ ”E”: puoi essere una modella e una motociclista, sensibile e forte, elegante e ribelle. Non dobbiamo per forza stare dentro una casella sola. Abbracciare tutto quello che siamo è un atto di libertà.

Hai costruito una voce personale forte, che ispira tante persone. Ma con questo arrivano anche critiche e rumore di fondo. Come riesci a mantenere la rotta e restare fedele a te stessa?

È vero, a volte il rumore è tanto. E non sono immune: mi colpisce, come chiunque. Ma col tempo ho imparato che quando si risponde alla negatività con pazienza, comprensione, e magari un pizzico di ironia, spesso si riesce davvero a cambiare le cose. Alcune persone che iniziano con un commento aggressivo, se le ascolti e rispondi con gentilezza, finiscono per ringraziarti. È sorprendente. Un punto di svolta per me è stato quando ho scelto di vivere davvero nella mia verità. Ogni anno scelgo una parola guida, e lo scorso anno la mia parola era proprio “verità”. È stata una scelta importante, perché significava anche espormi di più, raccontare aspetti di me che avevo sempre tenuto un po’ nascosti. Avevo paura: paura di perdere opportunità, di essere giudicata, di non piacere più. Ma poi ho scoperto che le cose più belle sono iniziate a succedere proprio quando ho smesso di cercare approvazione adattando me stessa agli altri. È stato allora che ho cominciato a sentirmi davvero libera. Ho iniziato a condividere contenuti più autentici, a parlare apertamente di me, e la risposta è stata molto più positiva di quanto mi aspettassi. Alcune delle collaborazioni più belle sono arrivate proprio perché ero stata me stessa fino in fondo. Questo mi ha insegnato che spesso la chiave non è conformarsi, ma avere il coraggio di mostrarsi per quello che si è davvero. 

Non solo rispondi agli stereotipi: lo fai con ironia, con leggerezza, con grazia. È una scelta o è il tuo modo naturale di stare al mondo?

Diciamo che è un po’ entrambe le cose. Di natura cerco sempre il lato buono delle persone, anche quando non mi capiscono o mi attaccano. Forse perché ci sono cresciuta: ho imparato che con chi ti è vicino vale la pena restare aperti, provare a spiegarsi. A volte una reazione gentile disarma più di mille parole.

E poi mi piace rispondere anche con un po’ di “sass”, come si dice in America. Se uno scrive “le donne non sanno guidare”, mi piace rispondere con un video in cui sono in piega con il ginocchio a terra in pista. È ironia, ma anche un messaggio forte. È un modo per dire: ci sono, e non ho bisogno di urlare per dimostrarlo.

Bloccare il rumore esterno è un conto. Ma ascoltare davvero la propria voce è tutta un’altra cosa. Quali sono stati i momenti che ti hanno fatto fidare davvero di te?

La fiducia non è qualcosa che ti danno. Te la costruisci da sola, passo dopo passo. Il primo video che ho pubblicato in cui parlavo di me, della mia storia, l’ho fatto su TikTok. Avevo la sensazione che lì nessuno mi conoscesse: niente parenti, pochi amici. Mi sentivo libera. Ma quando ho deciso di condividere qualcosa di simile anche su Instagram, dove ci sono le persone che conosco davvero, ho avuto paura. Paura di essere giudicata, fraintesa, di perdere lavoro. E invece è stato l’inizio di qualcosa. È andata bene. E ogni volta che lo rifacevo, cresceva la mia fiducia. Lo stesso in pista. La prima volta che ho dato gas davvero in un rettilineo ho urlato dentro al casco. Ero terrorizzata. Ma poi vedi che riesci a farlo. E ti dici: posso farlo anche la prossima volta.

Ti è mai capitato che la tua passione per il motorsport ti aiutasse a entrare in sintonia con persone che magari, per altri aspetti, si sentivano lontane da te?

Sì, è successo spesso. Persone che magari non capivano chi sono o cosa rappresento, ma poi vedevano la mia relazione, il modo in cui amo, la mia passione per le moto… e qualcosa cambiava. Mi scrivono: “Non pensavo di poter capire il tuo mondo, ma guardandoti mi hai fatto cambiare idea.”

Solo condividendo la tua esperienza?

Esatto. A volte è sufficiente mostrare qualcosa di autentico, senza filtri, per far nascere una connessione. Ci sono padri che mi scrivono dicendo: “Voglio che mia figlia ti veda. Voglio che sappia che può farlo anche lei.” E poi ci sono tante ragazze che mi scrivono: “Non avevo mai pensato di andare in pista. Ma ora che ti vedo, voglio provarci.” 

Semplicemente perché nessuno glielo aveva fatto immaginare prima.

Esatto. Se non lo vedi, non puoi desiderarlo. E se nessuno ti mostra che è possibile, magari non ci pensi nemmeno. Ma basta che qualcuno lo faccia, una volta, perché tante altre possano dire: “Forse posso farlo anch’io.”

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