Non solo rispondi agli stereotipi: lo fai con ironia, con leggerezza, con grazia. È una scelta o è il tuo modo naturale di stare al mondo?
Diciamo che è un po’ entrambe le cose. Di natura cerco sempre il lato buono delle persone, anche quando non mi capiscono o mi attaccano. Forse perché ci sono cresciuta: ho imparato che con chi ti è vicino vale la pena restare aperti, provare a spiegarsi. A volte una reazione gentile disarma più di mille parole.
E poi mi piace rispondere anche con un po’ di “sass”, come si dice in America. Se uno scrive “le donne non sanno guidare”, mi piace rispondere con un video in cui sono in piega con il ginocchio a terra in pista. È ironia, ma anche un messaggio forte. È un modo per dire: ci sono, e non ho bisogno di urlare per dimostrarlo.
Bloccare il rumore esterno è un conto. Ma ascoltare davvero la propria voce è tutta un’altra cosa. Quali sono stati i momenti che ti hanno fatto fidare davvero di te?
La fiducia non è qualcosa che ti danno. Te la costruisci da sola, passo dopo passo. Il primo video che ho pubblicato in cui parlavo di me, della mia storia, l’ho fatto su TikTok. Avevo la sensazione che lì nessuno mi conoscesse: niente parenti, pochi amici. Mi sentivo libera. Ma quando ho deciso di condividere qualcosa di simile anche su Instagram, dove ci sono le persone che conosco davvero, ho avuto paura. Paura di essere giudicata, fraintesa, di perdere lavoro. E invece è stato l’inizio di qualcosa. È andata bene. E ogni volta che lo rifacevo, cresceva la mia fiducia. Lo stesso in pista. La prima volta che ho dato gas davvero in un rettilineo ho urlato dentro al casco. Ero terrorizzata. Ma poi vedi che riesci a farlo. E ti dici: posso farlo anche la prossima volta.