Si parte sempre per vincere. Ma qual è stato il momento in cui ti sei reso conto che potevi davvero conquistare il titolo?
Quest’anno sono arrivato in Ducati con più consapevolezza e più esperienza. Come pilota mi sentivo nel miglior momento della mia carriera, sia a livello mentale che fisico. Sapevo che con questa moto e con questo team potevo dare il meglio di me. Tre anni fa andavo forte ma per vincere un campionato bisogna essere i più intelligenti, non solo i più veloci.
È ciò che ha detto anche Gigi Dall’Igna: nel 2019 non volevi solo vincere ma volevi stravincere. Quest’anno, invece, già alla prima gara ha capito che tu avevi la mentalità giusta.
Quest’anno sono riuscito a gestire bene ogni gara, perché ho corso ponendomi l’obiettivo di ottenere sempre il massimo da ogni situazione. È stata difficile perché gli avversari sono stati bravissimi e non hanno sbagliato niente, ma noi abbiamo sbagliato ancora meno. Vincere il titolo è stata una conseguenza di questo approccio.
Ora tu e la Ducati siete gli avversari da battere. Cosa significa correre da campione del mondo?
Niente. Ogni volta che si inizia un campionato la stagione precedente non conta più. Si parte tutti da zero punti.