Prima di Max, altri esploratori sono riusciti ad attraversare sezioni più brevi del Rub’al-Khali, su cammelli o veicoli fuoristrada. Max ha completato il suo viaggio a piedi attraverso un percorso inesplorato, che verrà segnato nelle cartine geografiche con il nome di Calderan Line.
Come ti ha cambiato, se ti ha cambiato, l’esplorazione del Rub’al-Khali?
Non mi ha cambiato. È dal 2006, dalla mia prima esplorazione in Qatar, che sono esploratore a tempo pieno. Lo sono nella vita di tutti i giorni, e in particolar modo durante le imprese, quando mi metto in assetto Desert.
E cosa caratterizza il tuo assetto Desert?
L’assetto Desert ruota tutto attorno al concetto di privazione. Bisogna togliere tutto ciò che non è strettamente necessario, spogliarsi di tutte le sovrastrutture. Diventare come animali, soli e in completa simbiosi con la natura e i suoi elementi.
Cosa si prova a essere soli in mezzo al deserto, a centinaia di chilometri di distanza dall’essere umano più vicino?
Nel deserto non c’è nulla se non la sabbia. Il silenzio è totale. Senti solo il tuo cuore battere, il sangue scorrerti nelle vene. È in quel momento che riesci a raccogliere tutta l’energia di cui la natura riesce a omaggiarti. E che è il motivo per cui anche nel deserto non ci si sente mai soli.