Con quanta frequenza lavora il team?
F- Di base ai membri del team è richiesto un impegno settimanale, al di fuori degli orari di lezione, in modo da conciliare questa attività con lo studio. Naturalmente, man mano che ci si avvicina alle gare, l’impegno si intensifica, perché ogni gara richiede veramente tantissima preparazione.
R- Per i sei responsabili del team, come siamo io e Fabio, l’impegno è su base quotidiana. Di fatto è un vero e proprio lavoro che finisce inevitabilmente per sottrarre tempo agli studi. Però ne vale la pena perché è davvero un’esperienza unica, che ti arricchisce umanamente e professionalmente.
Qual è stato l’elemento decisivo per la vittoria del Motostudent?
F- Se guardiamo alla moto direi la ciclistica. Prima dell’evento finale ad Aragon ci sono state delle prove condotte dai tester ufficiali della federazione, tra cui l’ex pilota MotoGP Jeremy McWilliams. A detta di tutti la moto era molto maneggevole, offriva subito un ottimo feeling. Questo è avvenuto perché abbiamo potuto produrre in casa i componenti principali, sfruttando le tecnologie allo stato dell’arte.
R- Abbiamo anche potuto svolgere tanti test, organizzati nei minimi dettagli, che ci hanno permesso di sperimentare al meglio le nostre soluzioni e di allestire una moto a misura del pilota, Alessandro Berardi. Però a mio avviso il vero fattore vincente è stato la chimica di squadra. Nel team si è instaurato da subito un ottimo ambiente, e questo ha permesso di lavorare al meglio in tutte le fasi del progetto, soprattutto durante le gare: quando ti giochi tutto e il tempo a disposizione è poco, capirsi al volo, con un semplice sguardo, fa la differenza.